Come Incrementare Traffico Sul Proprio Sito Web Senza Aiuto SEO

Molti di noi sanno che il SEO può rivelarsi un’ottima maniera di generare traffico per un sito web.

Tuttavia, per molti di noi, il SEO è il nostro unico mezzo di traffico.

E non sempre è una cosa buona.

È essenziale sapere come diversificare il traffico che si riversa sul proprio sito web. Altrimenti, se la nostra fonte primaria di traffico dati ci tradisce, possiamo anche dire addio alla nostra impresa.

In questo post, ci occuperemo di come poter incrementare il traffico web senza dover contare sull’aiuto del SEO.

Osserveremo una grande varietà di strategie che potrete subito mettere in atto, e mostreremo come sarà possibile ottimizzare ogni fonte di traffico.

Per la fine di questo post, avrete acquisito le conoscenze necessarie per capire che il vostro sito web non andrà in crash, solo per qualche semplice cambiamento nell’algoritmo di Google.

Iniziamo!

Tutto il traffico è uguale?

Prima di incominciare, volevo solo ricordare che non tutto il traffico è lo stesso. Un traffico altamente targhettizzato genererà un ROI migliore di un traffico che non lo è.

Ora, la precedente affermazione può sembrare ovvia, ma vi assicuro che è qualcosa che viene spesso sottovalutata.

Sebbene i numeri di traffico possano rappresentare una bella cosa, quando il traffico non è targhettizzato i numeri sono solamente delle mere vanity metrics.

Bisogna tenere a mente quest’informazione mentre esploriamo l’argomento dell’incrementare il traffico dati su un sito web.

1000 visite non targhettizzate non sono come 1000 visite targhettizzate.

Chiedetevi sempre cos’altro può essere fatto al fine di rendere maggiormente targhettizzata ogni fonte di traffico che mettiamo in discussione, mentre passate al setaccio ciascuno dei suggerimenti sottostanti.

Pubblicità online

Le pubblicità in rete possono generare istantaneamente centinaia, se non migliaia di click ad un sito web.

Inoltre, con sempre nuove piattaforme pubblicitarie che si rinnovano continuamente, far arrivare le tue pubblicità alle persone giuste è ora più semplice che mai.

Infatti, l’efficacia della pubblicità online è talmente alta, che nel Regno Unito, le spese per la pubblicità digitale sono aumentate del 13.4% nel 2015, rispetto al 2014.

Tuttavia, se si vuole generare del traffico utilizzando la pubblicità via Internet, è fondamentale sapere prima del tempo esattamente come abbiamo intenzione di guadagnare denaro sfruttando questo traffico.

Ci sono molte probabilità che non si abbia accesso a fondi illimitati, e quindi sarà necessario escogitare una maniera per generare ROI dalle proprie pubblicità, se vogliamo instaurare una campagna pubblicitaria a lungo termine.

Ricordare sempre – quando si comincia una campagna pubblicitaria, il traffico non significa nulla se non si riesce a trasformarlo in profitto.

Questa grande sfida può essere distinta in due più piccole.

Pubblicizzare qualcosa che la gente desidera, e creare pubblicità effettive che incoraggiano le giuste persone a cliccarci sopra.

Non si può parlare di pubblicizzare un prodotto che la gente vuole qui, ma possiamo brevemente coprire la creazione di ottime pubblicità.

In generale, esistono solamente due cose da stabilire quando si creano delle pubblicità – il targeting ed il design.

Il design di una pubblicità include la copia e l’immagine. Per progettare design di pubblicità migliori che generano più click, è consigliabile studiare alcune delle pubblicità del propri competitor ed agire di conseguenza.

Bisogna creare uno swipe file, che in pratica è una raccolta di pubblicità che saltano facilmente all’occhio e che hanno stimolato una risposta da parte nostra.

Studiate poi queste pubblicità, e provate ad emulare il loro successo, deducendo cos’è che le fa funzionare.

Il termine targeting, invece, si riferisce a chi queste pubblicità devono venire mostrate.

Ogni piattaforma pubblicitaria ha la propria forma di targeting personale, ed anche qui avrete bisogno di fare delle ricerche in materia su ogni piattaforma prima di sceglierne una adeguata.

Fortunatamente, grazie ad innovazioni come ‘Lookalike Audiences’, effettuare il targeting delle tue pubblicità è decisamente più semplice di una volta.

Il modo in cui si effettua il targeting delle proprie pubblicità influenzerà quanto si andrà a spendere.

Ad esempio, a seconda dell’industria all’interno della quale si sta provando a fare pubblicità, i costi potrebbero variare.

È in particolare il caso di Facebook.

Quando si intraprende una campagna pubblicitaria, non c’è bisogno di spendere subito una fortuna.

Sondate il terreno con 5-10 dollari al giorno, ed aspettate per vedere che succede.

Fatelo per una settimana, solamente per imparare come funziona la piattaforma pubblicitaria.

Successivamente, la settimana seguente, lavorate sul miglioramento di alcune metriche come il profitto generato, o le iscrizioni via mail generate.

Assicuratevi di sperimentare con diverse piattaforme.

Se si desidera investire in un tipo di pubblicità B2B e raggiungere i decisori, LinkedIn potrebbe rappresentare la scelta migliore.

Questo poiché 4 su 5 membri LinkedIn sono in grado di influenzare le decisioni prese nella loro compagnia.

Se, al contrario, state cercando  di pubblicizzare nel settore B2C, sarebbe meglio Instagram.

Bloom&Wild è riuscito ad ottenere un incremento del 62% sugli ordini dei Boquet proprio grazie alla pubblicità via Instagram.

E ci sono alte probabilità che gli stessi risultati non sarebbero stati raggiungibili attraverso LinkedIn.

Guest blogging

Come mezzo utile per generare visite al proprio sito web, abbiamo anche il guest blogging.

In termini di guest blogging, è fondamentale essere a conoscenza di due cose principali.

Prima, bisogna trovare dei siti web adatti alla propria nicchia, che accettano i guest post.

Questi siti web posso essere scovati attraverso una semplice ricerca su Google.

Usa le seguenti stringhe di ricerca per scoprire rilevanti opportunità.

Seconda, è fondamentale lavorare sulla scrittura di un post esaustivo ma comunque stringato, per il sito per il quale andremo a scrivere.

Abbiamo tre tattiche da utilizzare per ottenere delle idee per un guest post.

Una di queste è fare una ricerca su Buzzsumo, al fine di trovare argomenti popolari, largamente condivisi all’interno della nicchia nella quale si vuole scrivere il post.

Si può anche utilizzare Buzzsumo per ricercare il sito sul quale si desidera postare, ed osservare gli argomenti coperti secondo il proprio contenuto più popolare, e lo stile che tale contenuto segue.

Infine, o si scrive qualcosa dieci volte migliore del contenuto già esistente, o qualcosa di incredibilmente simile.

Se avete bisogno d’ispirazione, basta prendere la prima parte di contenuto che avete trovato sul sito, e metterla su Buzzsumo.

Vedrete quindi esempi di come tale parte di contenuto può essere migliorata, ma anche esempi di contenuti simili a quelli che avete trovato inizialmente.

La terza opzione è scrivere qualcosa che si basa sulle vostre esperienze personali. Ad esempio, potete scrivere un’esperienza dettagliata riguardo ai risultati che voi stessi siete riusciti a raggiungere.

Quando si scrive un pezzo simile, è essenziale fornire al lettore istruzioni ‘passo per passo’, in modo che anche loro possano ottenere gli stessi risultati.

Ricordate di essere rispettosi quando approcciate siti web in cui volete effettuare del guest blogging.

Quando inviate una proposta di guest blogging, o anche il guest post stessi, seguite le istruzioni presenti nelle loro linee guida.

Se il sito approva le vostre idee, non siate timidi: contattatelo nuovamente e proponetene delle nuove.

Dopo tutto, quella rifiutata sarà l’idea, e non voi.

Se vi capita di aver qualcosa pubblicato su un sito, assicuratevi di rispondere sempre a qualsiasi domanda lasciata nella sezione commenti.

Ciò alza il valore del contenuto, ed inoltre rafforza l’aspetto generale del sito, cosa che incoraggerà il proprietario a chiedervi nuovamente di scrivere per lui.

Commenti sul blog

Esiste anche un’altra opzione, e cioè quella di utilizzare i commenti sul blog per generare traffico dati verso il vostro sito web.

Tempo fa, sono stato in grado di ottenere 25,000$ come risultato di 249 commenti.

Quindi, per l’esattezza, come ci si serve dei commenti per generare traffico?

Prima di tutto, bisogna trovare siti web che postano contenuti relativi alla nostra nicchia.

Ora, è necessario menzionare che i commenti lasciati sui siti web delle industrie portano risultati migliori, rispetto a commenti lasciati su blog che non hanno legami con il nostro settore.

Io stesso ho seguito questa regola, e dal grafico sottostante si può constatare come la maggior parte dei commenti da me scritti siano stati rilasciati sul ‘blog industriali’.

La ragione per ciò si lega alla prima sezione di questo post.

Il traffico proveniente dai blog di industrie è molto più targhetizzato rispetto al traffico proveniente da altri siti.

Di conseguenza, è più probabile che questo tipo di traffico venga ‘convertito’ quando presentato con un’offerta, o un’iscrizione dal mio sito.

Inoltre, è una buona idea avitare di commentare sui blog dei competitor. Normalmente, è considerato irrispettoso.

Quando si lascia un commento, bisogna assicurarsi di star aggiungendo qualcosa di valore alla discussione.

Se qualcuno posta una domanda, prendetevi il tempo per rispondere accuratamente.

Ciò dimostra la vostra esperienza in un dato settore, e spingerà qualche lettore a cliccare sul vostro nome, e ad essere indirizzato sul vostro sito.

Evitate di utilizzare il nome della vostra impresa come ‘nickname per i commenti’, al contrario, servitevi del vostro nome completo reale.

È una tecnica che funziona, perchè fa apparire il vostro commento come più personale, e riduce anche l’impressione che stiate semplicemente spammando per pubblicizzare il vostro blog.

Provate, ed assicuratevi anche che il vostro commento abbia anche un buon ‘avatar’, se possibile.

Una foto del vostro volto funziona bene. Come abbiamo già detto, farà sembrare il tutto più personale.

Se state incontrando delle difficoltà a trovare siti su cui commentare, servitevi di Buzzsumo, che vi aiuterà a trovare siti web dal contenuto rilevante.

La strategia utilizzata per scroprire siti che accettano i guest post può esservi molto utile in questo processo.

Potete anche utilizzare un plugin chiamato ‘Similar Sites’, in modo da scoprire siti di imprese simili a quelle che state già visitando.

Social media

I social media possono influenzare largamente un’impresa e la sua abilità di generare traffico dati e vendite.

Il 18% delle compagnie ormai possiede specifici social media team, ed il 54% dei commercianti B2B afferma di aver generato visite grazie ai social media.

Quando si tratta di social, non è possibile semplicemente intromettersi nella ‘conversazione’ e chiedere alla gente di comprare i vostri prodotti o di visitare il vostro sito e dare un’occhiata alla vostra curatissima homepage. Prima di tutto, è necessario fornire valore, e poi sviluppare fiducia tra voi ed i vostri ‘follower’.

Ecco perchè il content marketing tende a funzionare bene quando lo si accosta ai social media.

Con il content marketing si è in grado prima di fornire alla gente qualcosa di valore, e poi spingerla a visitare il nostro sito.

Se il contenuto che forniamo è di qualità abbastanza buona, allora l’utente medio si convincerà a visitare il sito un’altra volta, in modo da consumare altri contenuti.

Sarà anche incline a seguire il vostro profilo su di un determinato social – cosa che potrà dimostrarsi utile per indirizzare il traffico dati nel momento in cui posterete altro contenuto in futuro.

Nella maggior parte dei casi, solo perchè una parte di contenuto è vecchia, non vuol dire che non valga la pena di condividerla.

Grazie a strumenti come Buffer, potete postare nuovamente vecchi contenuti più e più volte, in modo che ottengano la copertura che meritano.

Ecco una guida fornita da Buffer, che aiuta a comprendere meglio come postare i nostri contenuti.

Se siete preoccupati di venire percepiti come spammer, ecco alcune cose da tenere a mente.

Una delle ragioni principali per la quale qualcuno online viene additato come spammer, risiede nel fatto che questi posta lo stesso messaggio tantissime volte, ininterrottamente.

Puoi superare questo ostacolo, descrivendo una singola parte di contenuto in modi diversi, per ogni aggiornamento di stato.

È una strategia ottima, poiché ognuno è diverso, ed abbocca ad un ‘amo’ diverso.

Alcune persone sono attratte più dagli aggiornamenti di stato che includono dati, ed altre invece da aggiornamenti che stimolano la loro ‘curiosità’.

Utilizzando diversi approcci tra quelli trattati in questo articolo, sarete in grado di rendere i vostri contenuti più appetibili a diversi segmenti del vostro pubblico.

Se fornite continuamente contenuti validi, il margine relativo alla promozione delle offerte sulle vostre piattaforme di social media aumenta, e potrete utilizzarle per generare vendite.

Conclusione

Non c’è alcun bisogno di affidarsi a motori di ricerca per generare traffico dati per un sito.

Dopo aver letto questo posto, ormai dovreste aver acquisito una certa familiarità con le differenti tattiche utilizzabili per aumentare l’afflusso di persone al vostro sito.

Tali tattiche includo la pubblicità online, il social media traffic e persino il guest posting.

Sia che si utilizzino queste tattiche separatamente o assieme – in ogni caso una qualunque di esse può rivoluzionare il modo con il quale il vostro sito web attrae attualmente visitatori.

Provate uno di questi metodi e vedete se finalmente riuscite a liberavi della presenza del traffico proveniente dai motori di ricerca.

Hai qualche esperienza riguardante la generazione di traffico dati senza l’aiuto dei motori di ricerca? Condividila con noi, assieme ai tuoi consigli!

Motori Di Ricerca | Guida Seo Parte 04 – Ranking

L’IMPORTANZA DEL PAGERANK DI GOOGLE

Iniziamo questa importantissima sezione con una citazione presa direttamente dalla guida alle funzioni di ricerca di Google:

“Il nucleo principale del software è rappresentato da PageRank(TM), che consiste in un sistema che permette di classificare le pagine Web in ordine di importanza. Il sistema è stato sviluppato da Larry Page e Sergey Brin all’Università di Stanford. PageRank continua ad essere l’elemento chiave degli strumenti di ricerca di Google.”

Questo è quanto dichiarato da Google, ma attualmente è ancora così?

La risposta, anche se può sorprendere è: NO, infatti il pagerank ormai, non condiziona più in modo sostanziale l’ordinamento negli indici di Google.

Un semplice esempio potrebbe essere questo:

  • Prendiamo come campione uno dei siti con più alto pagerank: adobe.it (PageRank pari a 8)
  • Analizzando la pagina, possiamo estrapolare questa parola chiave, presente nel testo: grandi marchi
  • Effettuiamo ora la ricerca su Google.it per la parola chiave “grandi marchi”
  • Come possiamo vedere, nelle prime posizioni troviamo altri siti. Allora questi hanno PageRank maggiore di 8 attribuito al sito di Adobe? Certo che no, infatti sono più o meno tutti a PR3-4 ed il sito Adobe.it non compare nei primi 100 risultati di questa SERP.

Grazie a questo semplice test, ma anche per esperienze personali, possiamo dire che ad oggi il PageRank non determina in modo “sostanziale” il ranking di Google.

Ma cos’è il PageRank e come viene determinato?

Il PR (PageRank) è uno dei principali, ma ormai obsoleto, algoritmo brevettato da Google per l’ordinamento dei propri risultati. Questo sistema di calcolo attribuisce ad ogni singola pagina del web indicizzato un valore da 0 a 10 basandosi, non solo sulla quantità di backlinks che essa riceve, ma anche sulla loro qualità (matematica).

Prima di procedere con ulteriori spiegazioni vediamo la formula semplificata del PR:

Motori Di Ricerca - Guida Seo

Per tanto, vista la formula di calcolo del PR, è facilmente intuibile che questo sistema non è fondato esclusivamente su quanti links riceve una determinata pagina, ma anche (e soprattutto) dal PR e dal numero di links in uscita che la pagina linkante possiede. Questo algoritmo, a suo tempo, ha permesso a Google di superare tecnologicamente il concorrente Yahoo!, fornendo SERP sempre più attinenti alle parole chiave ricercate, con un ottimo riscontro in termini di soddisfazione degli utenti.

Quindi il PageRank viene trasferito da una pagina all’altra mediante ed in funzione dei links presenti nella pagina. Ad esempio una pagina PR5 che linka 10 ripartisce in modo uniforme il proprio PR alle pagine. L’ideale quindi è ricevere links da pagine ad alto PR con pochi outboundlinks.

Com’è possibile conoscere il PR di una pagina?

Prima di questo, dobbiamo fare una precisazione fondamentale: il PR reale viene calcolato quasi in real-time, mentre il PR visibile viene esportato con cadenze prestabilite da Google (solitamente ogni 3 mesi).

In tal senso, per conoscere il PR di una pagina, il modo più semplice (e naturalmente consigliato da Google) è aver installato la Google Toolbar nel proprio browser. Basta navigare e la barretta verde si colora in funzione del livello di PR raggiunto da ogni singola pagina.

Tieni comunque presente che il PR visualizzato nella Google Toolbar non è Reale ma rappresenta una fotografia del PageRank della pagina circa un mese prima dell’export del PR.

Ma allora perché Google impiega tante risorse per il PR quando questo non è più considerato?

La risposta è semplice, se i web master si concentrano su un fattore non importante, questi difficilmente potranno influire sulle SERP, lasciando quindi i risultati organici il più naturali possibili.

Inoltre, grazie alla funzione di visibilità del PR (ci sono comunque moltissimi tool che lo permettono autonomamente), Google riesce a distribuire in modo capillare la propria Toolbar.

Dunque il PR non va considerato?

Attenzione, non ho detto questo. Ho semplicemente dimostrato che attualmente il PR non viene utilizzato per il calcolo del ranking ma è comunque una buona misurazione di popolarità.
Infatti considero il PR un buon indice di Linkpopularity che va a comporre il “cruscotto” per monitorare e valutare l’autorevolezza di una pagina web (e quindi di un sito).

INCREMENTO DELLA LINK- POPULARITY

Come avrai potuto intuire, nel posizionamento sui motori di ricerca il fattore più determinante sono i links ed il loro valore qualitativo. Questo perché il motore interpreta ogni backlink come un voto fatto da una pagina a quella linkata. Se una pagina riceve link significa che questa presenta contenuti interessanti e quindi va premiata in SERP. Naturalmente i motori non si limitano a conteggiare i links solo in termini numerici, ma puntano sempre di più sulla loro qualità.

Questo è possibile analizzando, oltre la relativa popolarità della pagina linkante anche la tematicità della stessa. Ad esempio, se il nostro sito www.vendita-orologi.it riceve un link da un sito/pagina che tratta di articoli ortofrutticoli, avrà un valore minore rispetto ad un backlink da una pagina che parla di orologi antichi oppure di gestione del tempo.

Per tanto, il modo migliore per costruire una buona link-popularity è quello di ricevere il maggior numero di backlinks da siti e/o pagine con:

  • Elevata popolarità
  • Alta tematicità coi nostri contenuti
  • Elevato Trust (vedremo poi meglio parlando di TrustRank)

Ad ogni modo, escludendo per un momento il discorso “motori di ricerca”, non scordiamoci che un link da un sito a tema può portare traffico diretto e targettizzato sul nostro sito (che poi è lo scopo del posizionamento). Nei paragrafi successivi, vedremo punto per punto le principali attività per l’incremento della popolarità sul web.

L’IMPORTANZA DEI CONTENUTI: IL LINKBAITING

Incredibile ma vero, nel posizionamento: la tecnica più “naturale” è pure quella più efficace. Difatti il modo migliore per creare una buona popolarità è quello di creare contenuti interessanti che attireranno links spontanei provenienti da siti di altri web master.

L’esempio calzante di questa tecnica, chiamata linkbaiting, è Wikipedia. org che, offrendo una vasta quantità di contenuti, riceve link a tema per ogni pagina da chiunque voglia integrare le proprie pagine con le definizioni per l’appunto contenute nell’enciclopedia più grande al mondo. Quindi doppio vantaggio: si ricevono link in modo “automatico” (naturale/spontaneo e progressivo nel tempo) e soprattutto da pagine “a tema” con i nostri argomenti.

Per esempio, il linkbaiting può essere attuato fornendo contenuti utili ed originali come:

  • Tool e/o software da utilizzare direttamente on-line
  • Creazione di contenuti ridistribuibili
  • Traduzioni di contenuti disponibili solo in altre lingue
  • Articoli tecnici originali (che possono essere ripubblicati su altri siti) • Spazio alla fantasia… 🙂

COMUNICATI STAMPA E ARTICLE MARKETING

In realtà queste opportunità di promozione, dovrebbero aver poco a che fare col posizionamento e l’aumento della link popularity, in quanto nati principalmente per comunicare con la stampa e fare Branding (promozione del marchio).

Va comunque detto che queste tecniche se ben studiate senza abusi, portano benefici anche in termini di popolarità e quindi di posizionamento sui motori di ricerca.

Non mi soffermerò sulle differenze fra CS (comunicati stampa) e AM (article marketing), ma ci concentreremo solamente sull’ottimizzazione di questi per ottenere il massimo risultato possibile in termini di posizionamento.

In pratica questa tecnica prevede la realizzazione e la distribuzione di nostri comunicati stampa od articoli su altri siti specializzati nella diffusione di queste tipologie di contenuti. Per creare link-popularity è quindi fondamentale inserire dei link alle nostre pagine nei CS o articoli che andremo a divulgare.

Alcuni consigli sulla realizzazione dei testi e la loro ottimizzazione:

  • Lunghezza testo: almeno 450 parole per gli articoli, non più di 500 parole per i comunicati stampa
  • Numero di backlinks: fare riferimento alle regole di ogni sito di distribuzione (comunque non superare i tre link per contenuto sottomesso)
  • Posizione dei links: l’ideale è distribuire i links su tutto l’articolo (occhiello, corpo e footer).
  • Url nei links: sempre meglio linkare una diversa url per link in modo tale da distribuire la forza dei backlink su più aree del sito (risulta più naturale, meno invasivo e più utile all’utente)
  • Indicare sempre le informazioni per contattare l’autore
  • Cambiare almeno il titolo dell’articolo per ogni sottomissione, questo aumenterà le possibilità di by-passare i filtri anti-duplicazione.

ISCRIZIONE ALLE DIRECTORY

Pur essendo una delle più “antiche” forme di linkbuilding, l’iscrizione del proprio sito web all’interno delle directory può aiutare ad incrementare l’autorità e la popolarità. Soprattutto se i links provengono da directory autorevoli come Dmoz e Yahoo Dir.

Alcuni consigli per ottenere il massimo risultato in termini di posizionamento dalle richieste di inclusione:

  • Selezionare la sottocategoria più idonea agli argomenti trattati dal sito, questo permette di avere un inserimento più rapido e un link da una pagina altamente targettizzata
  • Inserimento dell’homepage: solo pochissime directory permettono di segnalare pagine interne del sito, quindi è preferibile inserire esclusivamente la URL del dominio
  • Utilizzare il vero nome del sito
  • Adottare differenti descrizioni del sito, anche qui per evitare i filtri anti-duplicazione ed espandere la query
  • Non sottomettere siti satelliti o mirror, perderai solo tempo prezioso

Directory in evidenza:

  • http://www.dmoz.org/ – La directory più grande del mondo
  • http://it.dir.yahoo.com – Directory di Yahoo! ad elevato Trust.
  • http://directory-italia.blogspot.com – Blog innovativo dove si diventa direttamente Editori della directory per segnalare i propri siti in modo autonomo ed immediato
  • Altre directory italiane: liste.giorgiotave.it/directory/

SITI SATELLITE E NETWORK

Queste tecniche erano molto utilizzate fino ad un paio di anni fa e consistevano nel creare siti esterni (satelliti) al sito madre e da questi linkare le pagine del sito principale. Questo permetteva di creare un’isola di siti ottimizzati che tutti insieme spingevano il sito principale nelle prime posizioni per determinate parole chiave.

Attualmente questa tecnica è molto pericolosa, perché facilmente individuabile dai motori di ricerca (Google in pole position) che col tempo si accorgono della proprietario del network e quindi delle finalità del progetto (migliorare il posizionamento) penalizzando l’intero gruppo di siti ed il sito madre fra i risultati delle ricerche.

In questi termini, suggerisco sempre di non costruire siti satellite e network chiusi (su stesse classi di indirizzi IP, con stessi proprietari, etc.) ma di realizzare un vero e proprio gruppo di siti autonomi che trattano in modo dettagliato argomenti attinenti a quelli del sito madre (anche grazie all’espansione della query).

Ad esempio, tornando al nostro sito www.vendita-orologi.it, potrebbe essere interessante creare altri due siti, il primo che parla della gestione del tempo, mentre il secondo offre consigli pratici di tecniche di vendita. Naturalmente non ci dimenticheremo di linkare i siti appartenenti al network al sito madre, ma essendo autonomi e con contenuti validi, questi riceveranno links spontanei e potranno essere tranquillamente iscritti alle directory secondo la loro categoria di appartenenza, che essendo a tema con gli argomenti trattati dal sito principale, lo aiuterà a migliorare il posizionamento.

SCAMBIO ED ACQUISTO DI LINK

Sistemi di promozione che scoraggio di utilizzare, non solo perché sconsigliati nelle linee guida di Google, ma soprattutto perché vincolano il posizionamento del sito a link non duraturi nel tempo se non rinnovando il canone annuale.

Ad ogni modo, per completezza d’informazione, quando si vuole acquistare e/o effettuare scambi links con altri siti, è sempre consigliato valutare:

  • 1 – Prediligere siti che vendono links poco visibili nelle pagine interne, senza scritte come: “Collegamenti sponsorizzati” oppure “Sponsor” etc. Questo perché in vista delle nuove politiche di Google, i siti che espongono links in vendita sono facilmente rintracciabili con software automatici
  • 2 – Autorevolezza (Trust) della pagina/sito. Visto che il Trust non è un valore prestabilito (nè tanto meno visibile ai webmaster), possiamo intuire e dedurre l’autorità di un sito verificando:
  • A – Presenza del sito su directory rilevati (come Dmoz e Yahoo Dir.)
  • B – Pagerank della pagina, anche se ormai questo valore non è più utilizzato per la definizione del ranking, è pur sempre un buon indice di popolarità
  • C – Quantità e qualità dei link in entrata: più link una pagina riceve, più questi provengono da siti importanti, tanto maggiore sarà il Trust del sito stesso
  • D – Quantità e qualità dei links in uscita, al contrario del punto precedente, se la pagina contiene oltre i 20 links a siti esterni il suo Trust si abbassa. Da evitare siti che linkano a risorse SPAM, Adult, Gambling e Pharmacy
  • E – Anzianità del dominio, più il sito è anziano più questo sarà considerato importante dal motore di ricerca
  • F – Tematicità della pagina/sito contenente il nostro link, ricevere links a tema, come sappiamo bene, è molto meglio che riceverne da pagine che trattano altri argomenti
  • G – Tematicità del dominio nel tempo, meglio se il dominio nella sua storia ha trattato solamente un argomento (per scoprirlo si possono usare tool gratuiti come: http://webarchive.org/)
  • H – Posizione nel sito in SERP per determinate parole chiave che intendiamo “spingere”, infatti se Google mette la pagina che vende link fra i primi 20 risultati significa che questa (vista la sua posizione) ha comunque un buon trust relativo a quella keywords
  • 3  – Evitare siti penalizzati e/o bannati. Per scoprire se un sito è vittima di penalizzazioni o BAN, rimando ad un semplice, ma completo, articolo sul mio blog: http://tinyurl.com/barnato
  • 4 – Diffidare da link non diretti, che utilizzano Javascript, Redirect o l’attributo “nofollow” nel tag <a href>. Infatti, se l’obiettivo è quello di trarre giovamento nel posizionamento organico dall’acquisto/ scambio link, queste funzioni inibiscono lo spider ed il backlink perde il suo valore (per quanto riguarda i motori di ricerca).

IL RANKING DI GOOGLE: TRUSTRANK

Ho già anticipato nei paragrafi precedenti la parola Trust, per identificare l’autorevolezza (quindi l’importanza) di un sito per i motori di ricerca.

In particolar modo, Google ha sviluppato un algoritmo in grado di valutare questa “Forza” e creando il Trustrank.

La logica di base (non certo la tecnologia) è piuttosto semplice, ed ho cercato di illustrarla in questi due articoli (pubblicati sul mio blog – http://tinyurl.com/vecchiaidea, del quale riporto le parti salienti):

[…]

Partiamo dal concetto che se non si conosce una cosa, che sia un oggetto, una parola od una persona, è naturale cercare di accostarla a qualcosa che invece conosciamo molto bene, facciamo alcuni esempi:

[…]

  • una persona estranea, se non la possiamo conoscere di persona per lungo tempo e dobbiamo valutarne l’affidabilità in modo pressoché immediato, ricercheremmo informazioni sulla reputazione, da fonti che conosciamo bene, delle quali ci fidiamo e che per noi godono di una buona reputazione. In questi termini è possibile valutare una persona senza conoscerla direttamente.

Prendiamo come esempio calzante, quest’ultimo relativo alla conoscenza ed alla valutazione di una persona a noi estranea (un po’ come Google con tutti i nuovi siti internet trovati in rete).

Quindi, come detto in precedenza il nostro pregiudizio (visto nel significato “buono” del termine) si affida ad un vecchio ma alquanto veritiero proverbio: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!

In questi termini, Google ha modificato negli ultimi mesi (circa un paio di anni) il suo algoritmo di ranking, prima quasi esclusivamente basato sui fattori on-page (contenuti nel sito e controllati in toto dal web-master) passando ad un sistema più democratico, tenendo quindi molto in considerazione i fattori off-page: in primis quello della reputazione che scaturisce da tutti componenti della rete, in modo particolare da quelli che Google conosce ai quali ha già attribuito un giudizio ed un valore d’importanza.

[…]

Ma come fa Google a capire che reputazione ha un sito?

In effetti, la domanda sorge spontanea… e la risposta è molto semplice: tramite i backlink (collegamenti ipertestuali fra una pagina e l’altra nel web). In questi termini, se una pagina riceve un link da un’altra, significa che quest’ultima ha espresso un giudizio positivo verso i contenuti della pagina che riceve il link. Quindi più una pagina riceve link più questa gode di una buona reputazione.

[…]

Articolo 2:

http://tinyurl.com//nv37gy

[…]

Mediante l’introduzione del TrustRank, un nuovo algoritmo in grado per l’appunto, di valutare la qualità di ogni singolo sito, in funzione di caratteristiche ed attributi che vedremo fra poco.

[…]

il punto di partenza sono alcuni siti considerati importanti oppure SPAM da Google: i siti con elevato trust vengono chiamati HUBS oppure SEEDS […] potremmo soffermare la nostra attenzione sull’aspetto e le possibilità di trasmissione del Trustrank da un sito ad un altro.

A tal proposito, vorrei sottolineare il fatto che, al contrario del Pagerank, il Trustrank non è un valore attribuito in funzione di una precisa funzione matematica ad una singola pagina, ma all’intero sito. Da questa affermazione quindi possiamo dedurre che il Trustrank è un valore qualitativo (non definito) che Google attribuisce ad un dominio.

[…]

Concludendo, attualmente circa l’80% del posizionamento su Google è determinato da questo algoritmo pertanto ogni singola informazione, deduzione ed intuizione di questo può rivelarsi vincente in una strategia di promozione organica. I consigli sono sempre gli stessi: buoni contenuti, una “sana” promozione on-line e di linkbuiling, ma soprattutto un augurio che ricorda tanto gli anni 80: che il Trustrank sia con te e con il tuo sito!

I FATTORI PIU’ IMPORTANTI DI UN BACKLINK

Anche in questo caso, ho già anticipato qualcosa nella sezione “acquisto link” ad ogni modo, vedremo nel dettaglio quali sono le caratteristiche che permettono ad un links di dare la maggior spinta possibile. Naturalmente, questi fattori sono elencati in ordine di importanza decrescente e prevedono che il links sia proveniente da pagine Trust o comunque non penalizzate o Bannate (valgono le stesse indicazioni date per la scelta dei links in vendita):

  • 1 – Anchor Text del link, in pratica è la parola chiave cliccabile del nostro backlink. Ad esempio, se intendiamo posizionarci per la parola chiave “Vendita orologi”, un link con anchor text Vendita Orologi al nostro sito avrà maggior spinta rispetto ad un link semplice che utilizza il nome di dominio come ancora.

Consiglio comunque di non abusare di questa tecnica (vedi GoogleBombing) con ripetizioni della sessa keyword ma di utilizzare differenti anchor text che contengano ad ogni modo le parole chiave per le quali si desidera posizionare la pagina. Ecco i due esempi:

Ottimizzato:

<a href=”http://www.vendita-orologi.it/”>Vendita Orologi</a>

Non Ottimizzato:

<ahref=”http://www.vendita-orologi.it/”>www.venditaorologi.it</a>

  • 2 – Tematicità del link, è l’ennesima ripetizione, ma il tema attinente dei backlinks è davvero importante ed alla base del posizionamento organico. Esempio:

Ottimizzato:

Backlink a vendita-orologi.it proveniente da un portale sulla gestione del tempo (time manager).

Non Ottimizzato:

Backlink da un portale che parla di Floricoltura

  • 3 – Qualità del link, importante ricevere link da siti Trust. Comunque non penalizzati, bannati, SPAM, etc. etc.
  • 4 – Presenza dell’attributo alt se il link è contenuto in un’immagine. Difatti gli effetti sono quasi totalmente paragonabili a backlinks testuali con anchor text ottimizzata.

Consiglio sempre e comunque di non abusare di questa tecnica con ripetizioni troppo assidue di keywords, ma di utilizzare questa opportunità per espandere ulteriormente la query con altre parole chiave attinenti ed utili all’utente.

Ottimizzato:

<ahref=”http://www.vendita-orologi.it”><img src=”/images/logo.jpg” alt=”Vendita di orologi da polso” /></a>

Non Ottimizzato:

<ahref=”http://www.vendita-orologi.it”><img src=”/images/logo.jpg”/></a>

  • 5 – Età del backlink, un link vecchio e duraturo nel tempo, ha più autorevolezza rispetto ad un link volatile

MANTENIMENTO LA STORIA SI RIPETE

Bene, abbiamo raggiunto, grazie all’ottimizzazione ed alla promozione del nostro sito, buoni risultati in termini di visibilità sui motori di ricerca. Ed ora che si fa? Abbiamo finito?

Certo che NO! Infatti dobbiamo mantenere i posizionamenti raggiunti e cercare di migliorarli sempre più man mano che il tempo passa. Questo perché, prima o poi succede, i siti dei concorrenti crescono e la mancanza di interventi correttivi e migliorativi di promozione, il sito sarebbe destinato a scendere progressivamente fino a sparire dalle posizioni utili (prime tre pagine).

Allora che fare? Qui la storia si ripete, nel senso che si continua a:

  • ottimizzare le nuove pagine
  • creare contenuti sempre più utili ed originali
  • trovare nuove parole chiave “a tema” per cui posizionare il sito
  • incrementare la propria polarità con le attività sopra descritte (o magari meglio ancora inventandosi un modo simpatico ed ingegnoso per raccogliere sempre più link da altri siti a tema)
  • monitorare la situazione per analizzare i risultati ottenuti ed elaborare continuamente nuove strategie di crescita del sito (soprattutto dal punto di vista degli utenti senza tralasciare naturalmente i concetti SEO fin qui acquisiti)

CONTROLLO

Come anticipato nei paragrafi precedenti, vi sono alcuni comandi che i motori di ricerca mettono a disposizione dei Webmaster per il controllo di alcuni fattori fondamentali per il posizionamento di un sito internet.

IL COMANDO “SITE:”

Questo comando, identico per tutti i principali motori di ricerca (Google, Yahoo, MSN-Live), serve per vedere quante e quali pagine il motore ha indicizzato nei propri database.

L’utilizzo è molto semplice, basta effettuare una ricerca scrivendo: site:nomedominio.it

oppure

site:nomedominio.it/pagina-da-verificare.html

(per controllare se una specifica pagina è presente nell’indice)

Questo ci permette di valutare se dobbiamo “spingere” o addirittura “forzare” l’indicizzazione di determinate sezioni o pagine del nostro sito.

IL COMANDO “LINK:”

Per questa impostazione di ricerca, che permette di visualizzare i backlinks che un sito riceve, i 3 motori di ricerca hanno preso differenti strategie.
Vediamole nel dettaglio:

1) GOOGLE

Sintassi comando: link:nomedominio.it

Risultati mostrati: Frammentari, non aggiornati e randomizzati. In pratica questo comando in Google non è attendibile perché non mostra tutti i backlinks e l’aggiornamento di questo elenco avviene solitamente con l’export del PR (quindi ogni 3-4 mesi).

Altre soluzioni: Probabilmente per le troppe richieste giornaliere con questo comando, Google ha preferito sospendere l’aggiornamento dei BL risultanti, ma ha comunque fornito all’interno del Webmaster Tool uno spazio approfondito per i link esterni che ogni singola pagina del sito riceve. Attualmente questo è il sistema di rilevazione dei backlinks più affidabile (sembra che li conteggi davvero tutti, anche se con aggiornamenti settimanali ed a volte con ritardi mensili). Qui vengono rilevati tutti i collegamenti esterni al sito, anche link non diretti, alcuni javascript e con l’attributo nofollow.

2) YAHOO!

Sintassi comando: linkdomain:www.nomedominio.it site:www.nomedominio.it

Risultati mostrati: Abbastanza affidabili ma aggiornati con la stessa velocità di indicizzazione di Yahoo (molto lentamente).

Altre soluzioni: Yahoo Site Explorer – Attivabile con la stringa: link:www.nomedominio.it

Sembra indicare tutti i backlinks rilevati da Yahoo (anche quelli con attributi “nofollow”).

MIGRAZIONE

A volte è indispensabile spostare oppure rinominare le pagine del proprio sito internet. Questo succede quando una pagina non è più attuale e va sostituita, oppure semplicemente quando si cambia CMS (Content management system) e non è possibile eseguire un Mod-Rewrite tale da non modificare le URL delle pagine.

A tal proposito, per non perdere il lavoro di posizionamento realizzato sulle vecchie pagine, soprattutto in termini di popolarità, occorre adottare una soluzione che ci permetta di dire al motore di ricerca che quella pagina web non esiste più ma che è stata spostata, rinominata oppure sostituita da una nuova pagina.

Ciò è possibile effettuando un reindirizzamento permanente dalla pagina vecchia a quella nuova (o alla nuova posizione). Questa funzione si chiama Redirect 301 (dove 301 identifica la tipologia “Permanente” di redirect, mentre se fosse uno spostamento temporaneo occorre usare il codice 302).

Abbiamo detto che è fondamentale, per non perdere la popolarità acquisita nel tempo di una pagina (e quindi anche il suo Pagerank), reindirizzare in modo permanente la vecchia URL a quella nuova con un Redirect 301 (HTTP 301 “Moved Permanently”). Naturalmente, questa tipologia di operazione è differente per ogni linguaggio di programmazione con il quale il sito è scritto e dalla tipologia di server sul quale risiedono le pagine web.

REDIRECT 301 LATO SERVER (LINUX)

Il reindirizzamento su un server Linux, si può implementare nel codice PHP ed ASP delle pagine oppure direttamente nel file htaccess. Vediamo ora linguaggio per linguaggio come effettuare in modo corretto il 301:

1) PHP

<?
Header( “HTTP/1.1 301 Moved Permanently” );
Header( “Location: http://www.nomedominio.it/nuova- paginadestinazione.php” );
?>

2) ASP

<%
Response.Status=”301 Moved Permanently” Response.AddHeader “Location”, ” http://www.nomedominio.it/nuovapagina-destinazione.asp” %>

3) ASP.NET – C#

private void Page_Load(object sender, System.EventArgs e) { Response.Status = “301 Moved Permanently”; Response.AddHeader(“Location”,” http://www.nomedominio.it/nuovapagina-destinazione.aspx”); }

4) ASP.NET – VB

Private Sub Page_Load(object sender, System.EventArgs e) Response.Status = “301 Moved Permanently”; Response.AddHeader(“Location”,” http://www.nomedominio.it/nuovapagina-destinazione.aspx”); End Sub

5) Coldfusion

<CFHEADER statuscode=”301″ statustext=”Moved Permanently”> <CFHEADER name=”Location” value=” http://www.nomedominio.it/nuovapagina-destinazione.ext”>

6) Perl

#!/usr/bin/perl -w

use strict;

print “Status: 301 Moved Permanantly\n”;

print “Location: http://www.nomedominio.it/nuova-pagina- destinazione.ext \n\n”;

exit;

Invece, per quanto riguarda la modifica del file .htaccess: FILE .htaccess

Redirect permanent http://www.nomedominio.it/vecchia-pagina.html http://www.nomedominio.it/nuova-pagina-destinazione.ext

META REFRESH A ZERO SECONDI (LATO USER/SERVER WINDOWS)

In alcune circostanze, soprattutto quando il sito risiede su una macchina Windows, il redirect lato server, potrebbe essere proibitivo oppure richiedere molte ore di programmazione Si può attuare il così detto “Redirect dei Poveri” tramite il meta refesh impostato a 0 (zero) secondi. Ecco la sintassi corretta di questo meta tag, che deve sostituire integralmente i contenuti della vecchia pagina:

<head>

<meta http-equiv=”refresh” content=”0;url= http://www.nomedominio.it/nuova-pagina-destinazione.ext” />

</head>

IMPORTANTE: assicuratevi che la pagina vecchia presenti solamente quella porzione di codice relativa al redirect e nient’altro (title, description, body, etc.) in quanto, i motori di ricerca se la pagina presenta altri contenuti, reputano la pagina una doorway con reindirizzamento automatico (il che vorrebbe dire essere prima o poi bannati).

DA EVITARE

Vi sono alcune cose che un SEO dovrebbe sempre evitare nelle sue azioni di ottimizzazione e promozione: vediamo quali sono.

SOVRAOTTIMIZZAZIONE

Come ripetuto nel paragrafo dedicato all’ottimizzazione delle pagine web, abusare di tutte le tecniche di ottimizzazione può essere controproducente al posizionamento del sito.
Assolutamente da evitare:

  • Ripetizioni assidue di parole chiave (keyword stuffing)
  • Utilizzo delle tecniche di ottimizzazioni simultaneamente e sempre per le stesse keywords
  • Abusare degli attributi “alt” delle immagini e dei “title” dei links
  • Eccedere nel numero di links interni con le stesse parole chiave

Piuttosto occorre misurare sapientemente ogni ottimizzazione implementandola con l’utilizzo dell’espansione della query (vista precedentemente).

SITI CON FRAME

Per la loro natura di “scatole cinesi”, queste tipologie obsolete di siti, non sono molto gradite ai motori di ricerca, perché non permettono allo spider di indicizzare tutti i contenuti delle pagine. Difatti, anche solo navigando in un sito realizzato con i frame, la url di navigazione visibile all’interno del browser invariata.

In pratica, è inutile ottimizzare pagine interne se queste non sono raggiungibili dallo spider e quindi indicizzabili.

CLOAKING

Si tratta di una tecnica di reindirizzamento estremamente pericolosa perché, se scoperta, porta all’esclusione diretta del sito dagli indici (almeno per quanto riguarda Google). Vediamo nel dettaglio come funziona per poterle evitare e magari segnalare il comportamento scorretto a Google. Praticamente vengono realizzate due differenti pagine, una per gli utenti ed una ottimizzata per i motori di ricerca. La prima, naturalmente avrà caratteristiche di layout inerenti al sito, mentre la seconda sarà studiata esclusivamente per raggiungere un ottimo posizionamento sui motori di ricerca, tanto gli utenti “non la potranno mai vedere”.

In questi termini, viene realizzato uno script che in funzione di chi richiede la pagina, fa visualizzare una o l’altra pagina. Questo avviene perché questo software è in grado di riconoscere se chi tenta di accedere alla pagina è uno spider (tramite riconoscimento dell’indirizzo IP).

Così facendo, mostra la pagina ottimizzata allo spider che la indicizza e la posiziona in SERP, mentre se un utente richiede la stessa pagina vede quella effettiva del sito. Seppur ad occhio nudo, questa tecnica è difficile da individuare lo si può fare analizzando i contenuti dalla pagina indicizzata e la copia cache che Google ha archiviato nei propri database. Vi sono tecniche ancora più evolute di Cloaking, ma per questo occorre una guida alle tecniche Black-Hat SEO.

DOORWAYS

Anche questa tecnica è stata bandita da tutti i motori di ricerca e consiste nel creare una pagina ottimizzata che re-indirizza in modo automatico ad un’altra pagina. In pratica, il motore indicizza una pagina e quando l’utente vi accede, questo viene re-indirizzato su altri contenuti di un’altra pagina web.

Questa tecnica viene effettuata con sistemi di reindirizzamento del tutto simili a quelli indicati precedentemente per il 301 e, al con orario del Cloaking, è facilmente individuabile in quanto ci potrebbero essere ritardi nel reindirizzamento e ad ogni modo, la barra di navigazione non mostra la url del link presente e posizionato sul motore di ricerca.

TESTI E CONTENUTI NASCOSTI

Vi sono moltissimi modi per nascondere del testo ottimizzato all’interno di una pagina, in modo tale da renderlo visibile solamente agli spider e trarne un vantaggio in termini di posizionamento (senza dover stravolgere il layout del sito).

Non sarà certo in questa sede che parlerò di queste tecniche, perché naturalmente le sconsiglio tutte in quanto possono portare a forti penalizzazioni o addirittura a ban del dominio.
Bisogna sempre tener presente che il motore esige la massima trasparenza, cioè ciò che vede lui lo devono vedere anche gli utenti (questo non scordarlo mai).

ACQUISTO/SCAMBIO LINKS

Ormai da qualche mese Google ha dichiarato espressamente guerra a tutte le forme di linking volte a migliorare il posizionamento nei propri indici in modo non naturale. Fra queste tecniche in primis vi sono:

  • Scambio links: non partecipare a nessun circuito di scambio link e ricordati di non esasperare queste forme di collaborazione con decine e decine di siti partner (anche se io consiglio sempre di ottenere link unilaterali, se ci si limita a 2 o 3 scambi i rischi di penalizzazioni si riducono drasticamente)
  • Acquisto di link: è una tecnica che francamente non ho mai utilizzato, nemmeno quando non andava contro le linee guida di Google (naturalmente se il link è valido per il ranking), perché la ritengo non efficace a lungo termine, difatti i posizionamenti raggiunti con questa tecnica sono perennemente dipendenti dal pagamento mensile o annuale di questi backlinks. In questi termini, il sito non si accresce veramente ed il lavoro SEO si limiterebbe a far da tramite fra chi vende e chi compra i links. Negli ultimi tempi, Google si è limitato a penalizzare il Pagerank dei siti che vendono link, in modo da screditare e scoraggiare l’utilizzo di questa tecnica.

Molto probabilmente, quando riuscirà ad identificare se un link è spontaneo oppure acquistato, passerà anche a penalizzare direttamente in SERP chi vende (sicuramente) e chi acquista (forse) links.

IMPLEMENTAZIONE TROPPO RAPIDA DEI BACKLINKS

Aumentare in modo esponenziale in un breve lasso di tempo i propri backlinks, può essere estremamente controproducente.

Naturalmente si parla di decine di migliaia di links ottenuti in pochi giorni e da siti differenti.

Questo perché difficilmente un sito riceve in un solo giorno 10.000 links spontanei, se non mediante l’utilizzo di tecniche black-hat come, ad esempio, il blog spamming (software automatizzati che vanno ad inserire commenti e links sui blog di mezzo mondo) e Google lo sa benissimo (penalizzando il sito).

In questi termini consiglio, oltre a spalmare nel tempo le proprie attività di link building, di variare sempre le anchor text dei links e di promuovere non solo l’homepage ma anche le pagine interne.

RICEVERE LINKS DA RISORSE SPAM, PENALIZZATE O BANNATE

In effetti questo punto è molto difficile da gestire, in quanto non dipende direttamente dal SEO, ma da altri webmaster esterni al progetto. Ad ogni modo, è buona norma controllare periodicamente i backlink e segnalare a Google eventuali Spam Engine per far si che vengano rimossi. Invece, nel caso si ricevano backlinks da risorse penalizzate o bannate (differenti dagli SPAM Engine) consiglio sempre di contattare il proprietario del sito e richiedere l’eliminazione dei links.

Naturalmente questo non significa che per abbattere un competitor basti linkarlo da un sito bannato o penalizzato (sarebbe troppo facile), ma se queste operazioni non sono tenute sotto controllo (cioè si ricevono centinaia o migliaia di links da risorse spam) è possibile incappare in qualche penalizzazione o fluttuazione nelle serp di Google.

LINKARE RISORSE SPAM, PENALIZZATE O BANNATE

In questo caso, invece, è direttamente il SEO che decide quali e quanti siti linkare all’interno delle proprie pagine. Per tanto consiglio sempre di verificare che le risorse da linkare non siano considerate SPAM dai motori di ricerca.

Infatti, Google considera che solo un sito SPAM può linkare un altro sito Spam o bannato. In certi casi, anche un solo link ad un sito bannato genera il BAN del sito linkante.

Stessa situazione di penalizzazione l’ho riscontrata, in funzione delle mie esperienze personali, se si linkano siti penalizzati in SERP.

Per concludere, occorre sempre monitorare i propri outboundlinks perché una risorsa utile potrebbe facilmente trasformarsi in una risorsa SPAM.

DUPLICAZIONE DI CONTENUTI SENZA LINK DI RITORNO

Questa a mio avviso è una delle piaghe più difficili da superare per il web, difatti è pratica comune di molti webmaster fare copia ed incolla per generare in breve tempo i contenuti delle proprie pagine. Niente di più scorretto sia a livello giuridico (diritti sul copyright) sia per i motori di ricerca (Google in particolare) che, nel migliore dei casi non indicizzano il contenuto ma che potrebbero penalizzare l’intero sito per duplicazione di contenuti.

Ciò non significa che nei nostri siti non possiamo riprodurre altri contenuti (con le dovute autorizzazioni) per i nostri utenti, ma dobbiamo farlo nell’unico modo corretto: lasciando invariati i contenuti ed inserendo un link di ritorno alla risorsa originale.

Posizione Sul Post 100%

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THE END

Eccoci arrivati alla fine di questa quarta e ultima parte della mia guida completa sull’ottimizzazione sui motori di ricerca. Abbiamo finalmente completato questo vero e proprio manuale SEO. Se desideri essere informato dei prossimi post che usciranno, ti invito a iscriverti alle NEWSLETTERS con il modulo qui sotto.

Spero che anche questo articolo ti sia stato di aiuto per iniziare a comprendere questo vasto argomento quale è il SEO. A tal proposito ti invito a condividerlo sui tuoi social network utilizzando i tasti qui sotto, e magari a scrivere un commento a riguardo. Così facendo mi saresti di grande aiuto sostenendo il Blog.

Motori Di Ricerca | Guida Seo Parte 03 – Ottimizzazione

INTRODUZIONE

Il web marketing ha come punto di riferimento la promozione sui motori di ricerca, in quanto questi generano oltre l’80% del traffico su internet. Gli investimenti in questa forma promozionale (detta SEM – Search Engine Marketing) possono essere eseguiti in due diversi modi:

  •  Promozione in PAY PER CLICK
  •  Posizionamento organico nei motori di ricerca

La prima è gestita direttamente dai motori di ricerca che fanno comparire i link al tuo sito fra i collegamenti sponsorizzati, mentre la seconda consiste nel posizionamento dei link al tuo sito fra i risultati “naturali” (organici) del motore (solitamente 10 posizioni per pagina).

Questo documento è dedicato a chiunque sia interessato al mondo SEO (search engine optimization) e web marketing. A chi si affaccia per la prima volta in questa affascinante professione oppure ad esperti che vogliono trovare nuovi spunti e punti di confronto.

COSA IMPARERAI?

A scegliere le migliori parole chiave, ottimizzare, migliorare e posizionare il tuo sito sui principali motori di ricerca, Google in Primis. Scoprirai quali sono i fattori più importanti che determinano “attualmente” il posizionamento ed alcuni suggerimenti pratici su come amplificarli per scalare il ranking e raggiungere la vetta. Capirai quanto importanti sono il web marketing e soprattutto gli utenti

DIFFERENZE FRA MOTORI DI RICERCA E DIRECTORY

La differenza sostanziale fra un motore di ricerca ed una directory (lista di siti) è la fase di raccolta dei siti in essi contenuti ed archiviati (indicizzazione), difatti i primi utilizzano appositi software (detti SPIDER o ROBOTS) per individuare ed archiviare i siti ed i loro contenuti.

Al contrario una directory è composta da siti inseriti manualmente da editori che generalmente ne indicano un solo link ed una descrizione che molte volte non è contenuta all’interno del sito.

A tal proposito, l’indicizzazione sui motori di ricerca risulta indubbiamente più rapida (automatizzata) rispetto a quella manuale eseguita dagli editori delle directory.

In questi termini il motore è molto più soggetto allo SPAM rispetto ad una directory in quanto, fino ad oggi, è molto più facile ingannare un algoritmo o comunque una macchina rispetto ad una persona in carne ed ossa (per fortuna!).

Inoltre il sistema di ordinamento dei risultati è sostanzialmente differente: mentre le directory sono organizzate in categorie e sottocategorie ed ordinate alfabeticamente (o comunque con sistemi ordinati prestabiliti), nei motori di ricerca l’ordinamento viene eseguito esclusivamente quando il motore viene interrogato con una nuova frase di ricerca (query).

Quindi, sintetizzando:

MOTORI DI RICERCA = Indicizzazione automatica, velocità di inserimento, complessità di calcolo in fase di ordinamento (ranking), pericolo di SPAM

DIRECTORY = Indicizzazione manuale, lentezza di inserimento, scarsa o nulla capacità di calcolo in fase di ordinamento per meritocrazia, SPAM quasi del tutto assente.

TARGET, MERCATO E OBIETTIVI DEL PROGETTO

Prima di intraprendere qualsiasi azione, sia di marketing sia nella vita di tutti i giorni, occorre definire al meglio gli obiettivi che intendiamo raggiungere. Solo in questo modo, cioè avendo ben chiaro il nostro “scopo” potremmo studiare ed adottare tutte le soluzioni per raggiungere le nostre aspirazioni.

Nello specifico, parlando della promozione di un sito sui motori di ricerca, dobbiamo capire che un buon posizionamento è un mezzo per raggiungere qualcosa e/o qualcuno; non è assolutamente da confondersi con l’obiettivo finale del progetto internet.

Infatti, se vogliamo maggior visibilità non è per lodarci ma perché questa ci permette di poter vendere i nostri prodotti, raccogliere sempre più utenti attivi, incrementare gli introiti pubblicitari, etc.

Pertanto, come prima cosa per iniziare col giusto piglio attività di promozione on-line di un sito internet occorre definire questi 3 punti fermi, rispondendo a queste “semplici” domande:

• Obiettivo: qual è la mia motivazione?
• Target: a chi mi sto rivolgendo?
• Mercato: che lingua parlano i miei utenti?

E se il sito ha più scopi? Solitamente è consigliabile concentrare le proprie energie su pochi obiettivi alla volta, quindi l’ideale è raccoglierli tutti ed ordinarli per priorità, quindi scegliere i primi due o tre al massimo (fra quelli con priorità maggiore).

STUDIO DELLA CONCORRENZA

Grazie alla definizione degli obiettivi e riferimenti visti nel punto precedente, sarà possibile identificare i nostri competitors di settore con semplici interrogazioni ai motori di ricerca, per parole chiave che (al momento) riteniamo si addicano al nostro caso ed alla promozione on-line.

In particolar modo, solitamente è bene analizzare i primi 5 siti posizionati su Google proprio per quelle keywords (ed altre… basta cercare sinonimi oppure prodotti similari/annessi).

Di questi è fondamentale raccogliere informazioni riguardanti:

DATI DI CONTENUTO

• Contenuti proposti: quali informazioni vengono date agli utenti?
• Impostazione grafica e layout: questo più che altro serve per il web marketing e carpire come il competitor si pone al target di riferimento • Servizi offerti all’utente: forum, blog, interazione, chat, supporto tecnico, etc.

DATI TECNICI DI POSIZIONAMENTO

Struttura del tag title: in che modo è scritto o viene composto il titolo di ogni pagina? Successivamente vedremo perché questo tag è importante così come il meta description

  • Composizione delle url e dei link interni: gli indirizzi delle pagine non contengono parametri e presentano una struttura a directory? Se sì, il sito è stato concepito con url search engine friendly, ciò denota già una minima conoscenza SEO.
  • Pagerank della pagina: non perché il PR (abbreviativo di Page-Rank) sia importante ai fini del posizionamento, ma è comunque un parametro in più di valutazione della popolarità della pagina
  • Link popularity del sito: questa è facilmente misurabile con un semplicissimo comando di ricerca eseguito su Yahoo (purtroppo questo comando su Google non è più attendibile ormai da oltre un anno). Ecco il comando:

Questa stringa restituisce un dato abbastanza attendibile di quanti link il sito competitor riceve (basta guardare in alto a destra il numero dei risultati trovati).

  • Parole chiave utilizzate nel meta keywords e nel titolo della pagina: questo serve esclusivamente per “scoprire” altre parole chiavi che il competitors ha scelto per la proposta dei sui servizi.

ATTENZIONE, questo non significa che il meta keywords sia importante per il posizionamento (anzi, come vedremo in fase di OTTIMIZZAZIONE, questo meta è nel migliore dei casi ignorato dai motori di ricerca principali).

Con ciò abbiamo una panoramica generale del Mercato, infatti abbiamo definito gli utenti ed analizzato l’attuale offerta, fornita dai nostri competitors, che soddisfa questi navigatori.

SCELTA DELLE PAROLE CHIAVE

Già qualcosa è stato anticipato nei punti precedenti, ma ora si fa sul serio, infatti questa fase di definizione delle parole chiave è fondamentale e condiziona in modo sostanziale l’esito della promozione ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

A questo punto, quali sono le parole chiave con le quali posizionarsi?

  • Quelle che generano più visite.
  • Quelle più semplici da posizionare.
  • Quelle utilizzate da tutti e dai miei competitors.

Nessuna di queste risposte è corretta. Difatti, le keywords migliori sono quelle che ci permettono di raggiungere al meglio gli obiettivi che ci siamo preposti, con un buon compromesso fra gli investimenti da sostenere ed i risultati raccolti (ROI – Ritorno dell’investimento).

In questi termini, le parole chiave ideali sono quelle che risultano essere le più ricercate, che portano il maggior numero di risultati e con livelli di concorrenza non elevati (dove è più facile ottenere il posizionamento e mantenerlo nel tempo).

Dove trovare ispirazione per la ricerca delle giuste parole chiave:

  • Analisi della concorrenza: come visto in precedenza
  • Suggeritori di parole (i migliori a meno di link aggiornati):

– Google Keyword Tool External
– Yahoo: http://www.inventory.overture.com
– SEO-Book: http://tools.seobook.com/general/keyword

Questi permettono di ottenere anche un’idea di concorrenza (basata su quella del Pay per Click) e dei volume di ricerca (da prendere sempre con le pinze).

  • Espansione della query: questa tecnica permette di vedere come il motore associa determinate parole chiave ad altre similari oppure sinonimi. Per trovare nuove parole basta usare l’operatore ‘ ~ ’ prima della parola chiave e sottraendo di volta in volta le parole evidenziate da Google.

Ad esempio: se vogliamo trovare l’espansione della query della keywords “web”, ricerchiamo in Google questa stringa: ~web –web (espandiamo query per “web” ed eliminiamo tutti i risultati che contengono “web” per far emergere gli altri termini).

Ora non ci resta che sottrarre la parola evidenziata, cioè “Webb” (con due ‘B’), riscrivendo la query in questo modo: ~web -web –webb fino a quando non verranno più visualizzati i risultati. Al termine, tutti i termini sottratti sono l’espansione della query relativi alla prima parola cercata ed analizzata (in questo caso Webb è un’espansione di Web).

  • Chiedere direttamente a persone “non addette ai lavori”: questo permette di valutare un campione di potenziali utenti e capire come effettuerebbero la ricerca per quel prodotto/servizio offerto dal sito
  • Immedesimarsi nell’utente medio
  • Escludere keywords non coerenti con il raggiungimento degli obiettivi: se vendiamo “Pere” è pressoché inutile dedicare energie per posizionarsi con “Mele”.

In ogni caso è preferibile scegliere parole chiave secondo lo schema piramidale, cioè partendo da quelle meno competitive e più specifiche / di nicchia, per due semplicissimi motivi:

  1. Stimolazione: cercare di posizionarsi subito per parole competitive richiede un grande sforzo ed è difficile vedere risultati nel breve-medio periodo. La mancanza di risultati concreti porta facilmente alla demotivazione.
  2. Costruzione più solida della visibilità basata anche sulla long tail (coda lunga). Questo significa che il posizionamento verrà sviluppato a step, proprio come si costruisce un muro mattone su mattone, passando da keywords poco competitive a parole chiave sempre più complesse e difficoltose ma basandosi sempre sui posizionamenti già raggiunti dalle precedenti parole.

SCELTA DEL DOMINIO IL NOME DEL SITO

Contrariamente a quanto molti pensano, inserire le parole chiave nel dominio incide in minima parte sul posizionamento dello stresso sui motori di ricerca (qualche hanno fa invece era quasi indispensabile). Quando si sceglie un nome di dominio, ci sono da considerare due aspetti, lato SEO e Web Marketing, quindi inserirvi le parole chiave scelte:

  • Maggiori possibilità di anchor text nei backlink favorevoli al posizionamento: questo argomento verrà approfondito maggiormente nella sezione apposita “I fattori più importanti di un backlink ai fini del posizionamento”. In parole povere se qualcuno inserisce nel proprio sito un link al nostro, anche se lo fa solo col nome di dominio, passa al link maggior tematicità e potenza per le parole chiave contenute per l’appunto nel dominio.
    Ecco un esempio per capire meglio la differenza:
    Parola chiave da promuovere: Vendita orologi
    http://www.oraforazio.it/ -> nome di dominio senza parole chiave http://www.vendita-orologi.it/ -> nome di dominio con parole chiave
    È facilmente intuibile che, nel caso i siti vengano linciati dall’esterno senza anchor text (testo cliccabile differente dal dominio), il secondo passa un’informazione in più al motore (anche non cliccandoci sappiamo già immaginare di cosa parlerà il secondo sito)
  • Maggior visibilità in SERP, cioè fra i risultati delle ricerche: difatti, è buona norma di tutti i motori evidenziare in grassetto le parole chiave ricercate fra i propri risultati, comprese quelle contenute nella url (indirizzo web) del link.

Chiarito questo concetto di base ora vediamo quali sono i fattori principali per la scelta del nome di dominio, ricordandoci sempre di non ragionare solo per i motori, perché i siti sono fatti per gli utenti, non per Google & Co. Eccoli:

  • Branding: non scordiamoci mai che il nome del dominio è il nostro biglietto da visita sul web, quindi scegliamolo in funzione della ragione sociale oppure dei marchi e dei prodotti.
  • Brevità e semplicità: questo permette al sito di essere più facilmente ricordato e quindi visitato
  • Estensioni, cioè ciò che viene dopo il nome del sito: quelle più comuni sono .it, .com, .net, .org… scegli quella che si addice meglio ai contenuti ed allo scopo del sito. Infatti si può chiaramente intuire che .it sta per Italiano, .com per Commerciale, .org per le organizzazioni, etc. Per tutelare l’immagine sul web, consiglio sempre di registrare tutte le estensioni principali, per evitare che cadano in mano a concorrenti o persone che potrebbero approfittarsi della notorietà del sito ufficiale.
  • Influenza al posizionamento: questo è l’ultimo parametro da seguire in funzione delle informazioni sopra indicate. Infatti, tengo a precisare che l’influenza diretta nell’avere parole chiave all’interno del dominio è prossima allo Zero: sono ben altri i fattori che determinano un buon ranking sui motori di ricerca.

OTTIMIZZAZIONE

Finalmente si parte con una delle fasi più interessati nel lavoro di un SEO, per strutturare al meglio un sito per i motori di ricerca.

OTTIMIZZARE UN SITO PAGINA PER PAGINA

Ricorda sempre che per ottenere il massimo posizionamento di una pagina

bisogna che questa sia ottimizzata per una o al massimo due keywords. Quindi occorre profilare e “nicchiare” il più possibile i contenuti del sito al fine di ottenere un effetto cipolla in grado di sviscerare in modo sempre più dettagliato l’argomento.

Esempio lampante sono le web directory, strutturate proprio a strati da macro categorie a micro-categorie molto profilate e di nicchia.

STRUTTURA HTML

Inutile dire, ma è comunque dovere precisare, che la struttura delle pagine deve essere:

  • Pulita, non deve contenere troppe ripetizioni di codice (attenzione quindi ai moduli dei form con campi di selezione a tendina, se ne vedono davvero di infiniti). Inoltre consiglio sempre di utilizzare CSS (fogli di stile) esterni, in modo da lasciare pulita ed ordinata la pagina • Semplice, per esempio è sconsigliabile l’uso di tabelle e sottotabelle, egregiamente sostituite dai layers (livelli).
  • Corretta, il codice HTML risultatane non deve contenere errori di grammatica (solitamente ci si scorda sempre di chiudere qualche TAG)

I TAG PIU’ IMPORTANTI

Veniamo ora alla costruzione di una pagina ottimizzata, analizzando punto per punto i tag più importanti al fine del calcolo del ranking (in ordine d’importanza):

  • Title TAG (<title></title>), non è altro che il titolo della pagina ed è il fattore on-page che incide maggiormente al posizionamento. Per questo motivo in questo tag andrà inserita la parola chiave primaria, scelta per il posizionamento della pagina. Anche la posizione della keywords nel titolo della pagina è importante infatti, anche se in modo marginale, nel calcolo del ranking, il motore tiene conto della prominenza della parola chiave rispetto a tutto il contenuto del tag title. La soluzione ottimale è scrivere titoli che contengano meno di 70 caratteri (spazi compresi) e non più di 10 parole.

Importante: scrivi titoli accattivanti che attirino l’attenzione degli utenti in modo da generare più click possibili (qui si parla di web marketing, non di SEO).

Ad esempio, per la nostra pagina dedicata alla vendita di orologi, un title corretto potrebbe essere questo: “Vendita orologi online a prezzi di fabbrica”.

Poi se si vuole far branding, si può tranquillamente aggiungere alla fine il nome di dominio (lo aggiungeremo in fondo e senza il “www.” per non perdere prominenza).

Come per ogni tag menzionato meglio evitare ripetizioni di parole chiavi (questa tecnica si chiama keyword stuffing ed è considerata SPAM da tutti i motori).

  • Header TAGS (<H1></H1>, <H2><H2>), rappresentano i titoli di paragrafo in una pagina HTML strutturata con testi introdotti da titoli di paragrafo. L’importanza di inserire in questi due tags la parola chiave è praticamente indifferente. Anche in questo caso creeremo intestazioni di paragrafo inerenti ai contenuti della pagina e che abbiano un senso per l’utente contenenti una sola volta la keywords principale nel tag H1 e la parola chiave secondaria nel tag H2.

Importante è non ripetere il tag H1 più di 2 volte all’interno della stessa pagina, mentre gli altri Header TAGS si possono ripetere a volontà (sempre con utilizzi appropriati). Tornando all’esempio del sito destinato alla vendita di orologi, potremmo realizzare una struttura del genere:

<H1>Vendita di orologi online, scopri le nostre promozioni</H1>

<p>Contenuto testuale riguardante la vendita di orologi… bla bla bla… </p>

<H2>Vendita diretta di orologi da polso</H2>

<p>Paragrafo dedicato agli orologi da polso (chiave secondaria di vendita orologi)…</p>

  • Struttura degli Header TAGS (<Hn></Hn>), questi tag visti nel punto precedente sono un valido aiuto al posizionamento se vengono organizzati e scritti in una struttura ottimale discendente, difatti i tag Header adottati dall’HTML sono sei (H1, H2, H3, H4, H5, H6). Anche in questi altri Hn possiamo inserire parole chiave secondarie e terziarie per spingere e rafforzare la chiave primaria, ma con metodo ed un struttura corretta, detta dalla corretta scrittura del codice HTML e dal buon senso.

Qui vediamo un esempio di struttura corretta (header in ordine decrescente):

<H1>Vendita di orologi online, scopri le nostre promozioni<H1>

<H2>Vendita diretta di orologi da polso<H2>

<H3>Orologi svizzeri di lusso<H3>

<H4>Orologi usati in buono stato<H4>

<H5>Quadranti in quarzo<H5>

<H6>Orologi da tavolo<H6>

Qui invece un esempio di struttura scorretta (header non ordinate):

<H2>Vendita diretta di orologi da polso<H2>

<H1>Vendita di orologi online, scopri le nostre promozioni<H1>

<H4>Orologi usati in buono stato<H4>

<H6>Orologi da tavolo<H6>

<H3>Orologi svizzeri di lusso<H3>

<H5>Quadranti in quarzo<H5>

Naturalmente è possibile realizzare strutture corrette in modo più complesso, l’importante è ricordarsi di avere una buona dose di contenuto per ogni paragrafo e di non ripetere il tag H1:

<H1>Vendita di orologi online, scopri le nostre promozioni<H1>

<H2>Vendita diretta di orologi da polso<H2>

<H3>Orologi svizzeri di lusso<H3>

<H2>Vendita diretta di orologi da polso<H2>

<H3>Orologi svizzeri di lusso<H3>

<H5>Quadranti in quarzo<H5>

<H3>Orologi svizzeri di lusso<H3>

<H5>Quadranti in quarzo<H5>

<H6>Orologi da tavolo<H6>

Purtroppo però, l’utilizzo di questi tag ha una contro indicazione cioè quella di “rovinare” il layout grafico della pagina. La soluzione è utilizzare i fogli di stile, in modo tale da modellare le intestazioni a piacimento e rendere gradevoli nella grafica della pagina. Anche qui attenzione a non trasformare un H1 (carattere molto grande) in un font di 1 pixel, perché anche questa tecnica potrebbe portare a penalizzazioni fra i risultati delle ricerche.

L’H1 è stato studiato per rappresentare il titolo di un paragrafo, quindi dev’essere ben visibile nella pagina.

  • Parola chiave nel testo del link, praticamente rendere cliccabile una parola chiave con un collegamento ipertestuale in questo modo: <a href=”http://www.vendita-orologi.it/”>Vendita orologi</a>
  • Parola chiave nei nomi dei file, dare nomi a file (pagine, directory, immagini, swf, etc.) utilizzando la keywords definita. Due esempi: <img scr=”vendita-orologi.jpg”>

<a href=”vendita-di-orologi.html”>anchor text</a>

<a href=”../vendita-orologi/pagina.html</a>

  • Tag per la formattazione del testo. Utilizzare i tag di formattazione del testo per evidenziare le parole chiave aiuta e facilita il posizionamento della pagina. In particolar modo, i tag più importanti a questo scopo sono, in ordine di rilevanza (anche se le differenze sono davvero minime):

<strong></strong> – Grassetto

<b></b> – Altro tag per il grassetto

<i></i> – Testo corsivo

<u></u> – Testo Sottolineato

<em></em> – Altro tag per testo corsivo

Naturalmente questi tag possono essere combinati fra loro per enfatizzare in modo più marcato le parole chiavi (ma è meglio non esagerare per evitare di creare testi poco leggibili per gli utenti).

  • Attributo ALT delle immagini, inserire le keywords nell’attributo Alt delle immagini, utilizzato per descrivere il contenuto delle figure per i browser testuali (gli spider sono testuali). Breve esempio:

<img scr=”nome-immagine.jpg” alt=”vendita orologi”>

Questo attributo acquisisce maggior valore, perché considerato come un’anchor text se l’immagine è un collegamento ipertestuale ad un’altra pagina/oggetto.

Questi i tag veramente indispensabili per ottimizzare una pagina web per il posizionamento nei motori di ricerca, ma non esagerare utilizzando tutte queste ottimizzazioni racchiudendole in un solo tag.

Esempio scorretto:

<b><i><a href=”../vendita-orologi/vendita orologi.html”>vendita orologi</a></i></b>

Quindi, ottimizza con buon senso, senza abusare mai nell’utilizzo di queste tecniche esasperando l’ottimizzazione del sito, il rischio è la penalizzazione per sovra-ottimizzazione.

I META TAG

Analizziamo insieme quali meta tag sono veramente importanti ai fini del posizionamento sui motori di ricerca:

  • Meta Tag ROBOTS, questo meta serve per “istruire” i robots (cioè gli spider che scansionano il sito internet) a fare oppure non effettuare determinate operazioni, definite da parametri.

La sintassi completa del Meta Robots è questa:

<META NAME=”robots” CONTENT=”Index, NoIndex, Follow, Nofollow, No archive”>

Vediamo ora nel dettaglio il significato di ogni attributo:

  • Index: la pagina può essere scansionata ed indicizzata sul motore
  • NoIndex: la pagina non dev’essere scansionata e quindi presente sul motore
  • Follow: si concede allo spider di seguire i link contenuti nella pagina e di ridistribuire il PageRank a questi collegamenti
  • NoFollow: divieto di visitare i link contenuti nella pagina e quindi evitare la re-distribuzione del PR
  • NoArchive: si vieta al motore di ricerca di archiviare una copia cache della pagina sui propri server Naturalmente, visto che uno spider è creato appositamente per indicizzare e seguire i link di una pagina, gli attributi Index e Follow sono totalmente inutili.

Mentre gli altri tre hanno un loro scopo, anche se a volte sono poco efficaci perché vengono ignorati da alcuni spider.

Come? Ed il meta KEYWORDS e DESCRIPTION, dove sono andati a finire?

Ho scritto un articolo sul mio blog che descrive come ottimizzare i meta tag: http://tinyurl.com/noyjht

A tal proposito, ecco un piccolo riassunto, indispensabile:

  • Meta Tag KEYWORDS, viene completamente ignorato da tutti gli spider dei motori di ricerca, quindi meglio eliminarlo totalmente dalle proprie pagine. Se questo non fosse possibile o si preferisse mantenere questo inutile tag, non scrivere più di 5-6 keywords e fare in modo che queste siano completamente attinenti al contenuto della pagina. L’abuso di questo tag potrebbe insospettire il motore oppure i QR (Quality Rater).
  • Meta Tag DESCRIPTION, non viene calcolato ai fini del calcolo del ranking, ma è importantissimo per il web marketing e la comunicazione nelle SERP. Questo perché se vengono ricercate parole chiave presenti nella description della pagina, questa verrà visualizzata fra i risultati del motore. Quindi in pratica, l’ideale è scrivere una descrizione della pagina incentivante ed accattivante, utilizzando le parole principali della promozione e senza superare i 150-200 caratteri totali.

Tutti gli altri meta tag sono completamente inutili al posizionamento, quindi non utilizzarli assolutamente per inserire parole chiave o altre diavolerie.

COMPOSIZIONE DELLE URL

Come anticipato prima, avere delle url contenenti le parole chiave può essere un fattore positivo al posizionamento ma non solo, se queste sono scritte in modo semplice e chiaro sono più facilmente indicizzabili dal motore e più leggibili ed efficaci in SERP.

Difatti, molti siti dinamici generano pagine con url molto lunghe e composte da molti parametri (solitamente divisi da “?” oppure da “&”). Indirizzi di pagine di questo tipo non piacciono molto ai motori di ricerca infatti solitamente questi non si spingono oltre il 5° (quinto) parametro, questo per evitare di finire in loop con pagine praticamente infinite.

In questi termini, viene in aiuto il mod rewrite, che permette al server di riscrivere le pagine dinamiche in modo search engine friendly, ma anche user friendly. Vediamo come strutturare in modo ottimale le url, anche utilizzando le parola chiave, cioè con l’utilizzo di sottodirectory altamente tematizzate in questo modo: http://www.dominio.com/categoria-keyword/prodotto-keywords.html

Un esempio per chiarire il tutto:

http://www.vendita-orologi.it/orologi-polso/vendita-rolex-oro.html

A livello di posizionamento ed interpretazione dei simboli, utilizzare come separatore il trattino “-“ oppure l’underscore “_”, è praticamente identico (l’algoritmo di Google e di quasi tutti gli altri motori, infatti interpretano il trattino e l’underscore in modo uguale, cioè come se le due parole unite fossero separate da uno spazio).

Solitamente, soprattutto per una lettura migliore, più elegante e facilmente memorizzabile dagli utenti, le url è preferibile riscriverle utilizzando come separatore il trattino “-“.

OTTIMIZZAZIONE DELLE IMMAGINI

Anche le immagini e la struttura dei link interni possono aiutare ad ottenere un miglior posizionamento sui motori di ricerca, vediamo come:

Ottimizzazione delle immagini

  1. Come visto in precedenza, avere le parole chiave nei nomi dei file è positivo, quindi lo è anche se le keywords vengono inserite nel nome delle immagini, ad esempio potremmo separare più chiavi con il trattino: vendita-orologi.gif (Naturalmente anche qui senza esagerare, utilizza al massimo 2-3 parole chiave per ogni nome del file)
  2. Inserire le keywords nell’attributo ALT delle immagini. Infatti, questo attributo serve per indicare il contenuto dell’immagine anche ai browser testuali e viene considerato a tutti gli effetti come testo della pagina. Il mio suggerimento è quello di utilizzare questo attributo con lo scopo per il quale è nato, cioè informare sul contenuto dell’immagine. Questo non ci vieta comunque di utilizzare qualche parola chiave nella descrizione (non più di 10 parole inserite, magari utilizzando anche la tecnica dell’espansione della query).

I benefici di questa ottimizzazione sono molteplici, ecco i principali: è utile all’utente che si trova la didascalia dell’immagine se vi passa sopra col mouse, migliora il posizionamento (anche se in modo molto contenuto) ed infine aiuta il posizionamento dell’immagine fra i motori di ricerca per immagini (Google Images in primis).

  1. NON utilizzare l’attributo TITLE delle immagini, perché questo non è un attributo proprio del tag “IMG” ma del tag “A Href”. Ho visto siti che per abuso di questa tecnica sono stati bannati da Google.

OTTIMIZZAZIONE DEI LINK INTERNI

  1. Struttura: suddividere il sito in sezioni è molto comodo, sia per l’utente, sia per il web master e per di più anche per il motore di ricerca perché sinonimo di profondità d’informazione. Difatti le directory sono proprio strutturate in questo modo (Dmoz è l’esempio calzante). Il modo migliore per effettuare questa suddivisione è l’utilizzo di directory, nelle quali metteremo, come visto in precedenza, anche le nostre keywords.
  2. Utilizzo delle index di categoria: questo permette di poter gestire al meglio ogni categoria che non sarà più vincolata ad un nome file. In pratica, il meccanismo è molto semplice, infatti come abbiamo detto nel punto precedente suddivideremo il sito in cartelle e sottocartelle (es. http://www.vendita-orologi.com/orologi-polso/ rolex/) e tratteremo ogni cartella come se fosse la ROOT (cartella principale) del nostro sito, quindi inserendo una index che venga interpretata automaticamente dai browser

Questa tecnica porta a due vantaggi fondamentali: il primo è quello accennato poco fa’, cioè creare indipendenza fra la cartella ed il nome del file in essa riportato (abbiamo la possibilità di cambiare estensione, senza ripercussioni sul posizionamento perché sarà indicizzata direttamente la cartella e non il file); il secondo è quello di poter ricevere più link diretti alle sottocategorie del sito e, per quanto detto prima, mantenerli più a lungo nel tempo.

Difatti è molto più semplice e veloce linkare una risorsa di questo genere: http://www.vendita-orologi.com/orologi-polso/ anziché http://www.vendita-orologi.com/orologi-polso/orologicinturino.html

  1. Utilizzo di link assoluti: sia chiaro, non che diano un vantaggio in termini di posizionamento rispetto a quelli relativi, ma nell’epoca del copia-incolla questo fattore potrebbe rilevarsi fondamentale (spero non ti capiti mai!).

OTTIMIZZARE UNA PAGINA IN FLASH

Come avrai potuto notare, i siti scritti interamente con questa tecnologia, hanno difficoltà sia di indicizzazione sia di posizionamento (anche se le cose stanno cambiando, infatti Google e Co. hanno sviluppato spider in grado di leggere i contenuti dei file Flash, i classici .sfw).

Questi problemi, in particolar modo quelli legati al posizionamento, sono causati dall’impossibilità di ottimizzare i contenuti dei filmati Flash e delle pagine in esse contenuti.

Vi sono svariati metodi per ottimizzare una pagina contenente un filmato SWF, ma mi soffermerò solamente sull’ottimizzazione che reputo attualmente più efficace e sicura, cioè l’inserimento del codice ottimizzato all’interno del tag object (quello utilizzato per richiamare l’SWF all’interno della pagina) visualizzandolo come testo alternativo per i browser sprovvisti di Flash Player. Ecco un esempio per chiarire il tutto

<object type=”application/x-shockwave-flash” data=”filmato-flash.swf” width=”150″ height=”150″> <param name=”movie” value=”filmato- flash.swf” /> [Inserimento codice ottimizzato] </object>

Nella parte successiva al richiamo del file SWF quindi possiamo inserire del codice HTML sostitutivo per browser sprovvisti dell’applicazione per leggere l’animazione Flash (fra questi ci sono anche gli spider dei motori che leggeranno ed utilizzeranno questo codice ai fini del calcolo del ranking).

L’utilizzo di questo tag, è comunque da usare con parsimonia ed è il modo più semplice e veloce per ottimizzare animazioni Flash mantenendo comunque la validazione W3C della pagina (difatti il tag EMBED e quindi il NOEMBED sono deprecati dall’XHTML 1.0 Transitional).

COME ISTRUIRE GLI SPIDER

Già nel capitolo dedicato ai Meta Tags abbiamo parlato di dare delle indicazioni allo spider prima di indicizzare le nostre pagine.

Solitamente, preferisco passare queste istruzioni non direttamente all’interno delle pagine, ma in un apposito file denominato robots.txt

Per l’appunto, questo file di testo è stato pensato ai motori di ricerca per facilitare, in primo luogo i suoi spider, ma anche i webmaster che desiderano particolari attenzioni di indicizzazione delle pagine dei propri siti web.

Il file robots.txt è un semplicissimo file di testo (.txt), che viene letto da tutti i principali motori di ricerca prima di indicizzare un sito. Per cui questo file deve avere determinate caratteristiche per essere correttamente interpretato dai Robots dei motori:

  • Il file può avere solo questa denominazione: robots.txt
  • Il robots.txt deve risiedere nella root del sito (nella cartella principale. Es. http://www.vendita-orologi.com/robots.txt)
  • Non deve contenere tag HTML o altro testo (perché questi verranno completamente ignorati)

In pratica il file Robots.txt è la soluzione adottata dallo “Robots Exclusion Standard” per escludere l’indicizzazione di alcune parti/pagine del sito agli spider dei motori di ricerca (quasi tutti hanno aderito a questo protocollo).

Per tanto, questo file ha solamente un potere inibitore per i motori di ricerca e non è usato ai fini del posizionamento.

La sintassi corretta per le istruzioni ai Robots è questa: User-agent: [nome spider]
Disallow: [cartella/file da escludere]
Vediamo in pratica, con alcuni esempi, come scrivere correttamente il file robots per:

  • Escludere la cartella “admin” dagli indici di Google:

User-agent: googlebot

Disallow: /admin/

  • Escludere le cartelle “admin” e “riservato” dagli indici di Google:

User-agent: googlebot

Disallow: /admin/

Disallow: /riservato/

  • Escludere la cartella “admin” da Google e “riservato” da Yahoo!:

User-agent: googlebot

Disallow: /admin/

User-agent: slurp

Disallow: /riservato/

  • Escludere la cartella “admin” a tutti gli spider:

User-agent: *

Disallow: /admin/

  • Escludere la pagina “riservato.html” a tutti gli spider:

User-agent: *

Disallow: /riservato.html

  • Escludere l’intero sito a tutti gli spider (il sito non verrà indicizzato):

User-agent: *

Disallow: /

Grazie a queste semplici ipotesi è facile intuire come funziona questo file, basta aver presente che l’asterisco (*) rappresenta tutti gli spider e nel disallow basta indicare la localizzazione del file o della cartella da non indicizzare senza il nome del sito (cioè in valore relativo).

Solitamente consiglio sempre di escludere dagli indici di tutti i motori di ricerca:

  • Cartelle contenenti DATABASE
  • Pagine dinamiche non di contenuto
  • Pagine/cartelle di amministrazione del sito
  • Cartelle e pagine riservate (anche se sempre meglio bloccare l’accesso richiedendo una password)
  • Documenti on-line non di divulgazione pubblica

Questo in primo luogo per evitare di rendere pubblici dati riservati o comunque non destinati agli utenti internet, ed in seconda battuta per concentrare l’attenzione degli spider solamente dove effettivamente serve (migliorando velocità di indicizzazione e performance del web- server).

REGISTRAZIONE NEI MOTORI DI RICERCA

La registrazione dei siti sui motori di ricerca è stato un “cavallo di battaglia” di molte Agenzie SEO fino a qualche hanno fa. Questo perché nei primi anni di vita di tutti motori di ricerca avevano bisogno, per scovare nuovi siti e pagine web, dell’aiuto dei webmaster invitandoli a segnalarle in appositi moduli.

Ora, per i motori di ricerca più evoluti e importanti, queste operazioni di “registrazioni” sono pressoché inutili perché quasi totalmente ignorate. Ad ogni modo, per completezza di informazione, di seguito vengono elencati i link per sottomettere le proprie URL di alcuni motori di ricerca:

  • Aggiunta url di Google

http://www.google.it/intl/it/add_url.html

  • Aggiunta url di MSN-Live

http://beta.search.msn.com/docs/submit.aspx

  • Aggiunta url di Yahoo!

https://siteexplorer.search.yahoo.com/submit

Comunque come già detto, grazie a spider sempre più veloci e potenti, questi form sono ormai inefficaci. Infatti per indicizzare una pagina su questi motori ci sono metodi molto più efficaci e rapidi.

COME INDICIZZARE VELOCEMENTE UN SITO

Allora come vengono indicizzati nuovi siti oppure nuove pagine web dai motori di ricerca?

Come precedentemente introdotto, sono gli spider che permettono ai motori di indicizzare nuove pagine pubblicate sul web, per tanto, il modo più veloce ed efficace per far passare lo spider è possibile “solo” tramite i link.

Per cui, sintetizzando, possiamo dire che per indicizzare una nuova pagina (o sito) il modo più efficace è quello di far si che questa venga linkata in modo diretto da un’altra pagina già indicizzata e presente negli indici del motore di ricerca.

Invece, la velocità di indicizzazione è direttamente proporzionale al numero ed alla qualità dei backlinks ricevuti dalla pagina. Morale: più link autorevoli (e quindi “spiderizzati”) riceve la pagina, più veloce sarà l’indicizzazione.

In ogni caso, questa è l’operazione principale che può essere affiancata da altri accorgimenti che facilitano la velocità di indicizzazione:

  • Sottomissione della sitemap del sito (che vedremo in dettaglio nel prossimo capito)
  • Segnalazione del sito nei circuiti di Social Bookmark (siti preferiti).
  • Navigare sul sito con la Google Toolbar installata ed attiva

Un paio di backlink e queste ulteriori spinte, permettono addirittura di indicizzare nuovi siti in 36-48 ore (almeno su Google del quale, successivamente, sfateremo il mito dell’effetto SAND BOX per i nuovi siti).

LA SITEMAP

La risorsa principale dei motori di ricerca sono i contenuti, presenti in tutti i siti web del mondo, quindi più contenuti offrono ai propri utenti più il servizio di posizionamento e ricerca migliorano. A tal proposito, negli ultimi mesi (il primo è stato Google) i principali motori hanno messo a disposizione dei web master un vero e proprio pannello di controllo, dove la funzione principale è la sottomissione di una o più sitemap del sito in formato xml (o txt).

Questo permette al motore di ottenere url dirette (e qualche dato in più, ma non molto influente) alle pagine di vecchi e nuovi siti, velocizzando ed aumentando la precisione di indicizzazione ottimizzando le risorse impiegate (gli spiders).

Il vantaggio, quindi, non è solo per il motore (che offre un servizio migliore impiegando meglio le proprie risorse) ma anche per il webmaster che può, in questo modo, gestire al meglio l’indicizzazione del sito (ed altre informazioni sui propri progetti web).

Per semplicità, vedremo solamente lo strumento gratuito principale e completo per la gestione delle sitemap: il Web Master Tool di Google. Come detto in precedenza, Google accetta sitemap in formato xml, vediamo ora come creare una semplice mappa del sito, analizzandone la sintassi e la struttura del protocollo sitemap:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>

<urlset xmlns=”http://www.google.com/schemas/sitemap/0.84″> <url>

<loc>http://www.vendita-orologi.it/</loc>

<lastmod>2008-06-01</lastmod>

<changefreq>monthly</changefreq>

<priority>0.8</priority>

</url>

</urlset>

In pratica, ogni url viene sottoposta (dopo la dichiarazione del file e dell’urlset) all’interno dei tag <url></url>.

L’indirizzo reale della pagina viene indicato all’interno del tag <loc></loc>.

Mentre le altre variabili <lastmod>, <changefreq> e <priority> non sono obbligatorie e servono per indicare:

<lastmod>2005-01-01</lastmod> – ultima data di aggiornamento della pagina

<changefreq>monthly</changefreq> – frequenza di aggiornamento della pagina

<priority>0.8</priority> – Priorità di importanza ed indicizzazione rispetto alle altre url presenti nella sitemap

Essendo dati non obbligatori e non particolarmente seguiti ed importanti per Google, possono essere tranquillamente omessi.
La composizione della sitemap quindi è un insieme di url indicate nell’apposito tag <url> mediante l’altro tag <loc> messe in sequenza.

Ad esempio:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>

<urlset xmlns=”http://www.google.com/schemas/sitemap/0.84″> <url>

<loc>http://www.vendita-orologi.it/pagina1.html</loc>

<lastmod>2008-06-01</lastmod>

<changefreq>monthly</changefreq>

<priority>0.8</priority>

</url>

<url>

<loc>http://www.vendita-orologi.it/pagina2.html</loc>

<lastmod>2008-06-01</lastmod>

<changefreq>monthly</changefreq>

<priority>0.8</priority>

</url>

</urlset>

Per maggiori dettagli sul protocollo Sitemaps è possibile visitare:

https://www.google.com/webmasters/tools

LA SANDBOX PER I NUOVI SITI

In termini di indicizzazione, soprattutto se si parla di nuovi siti (mai stati spiderizzati), non possiamo tralasciare l’effetto SANDBOX.

Questo fenomeno, è stato rilevato da webmaster e SEO di tutto il mondo a partire dal 2004. In pratica, si ipotizzava che i nuovi siti subissero un filtro che indipendentemente dai link in entrata e dai contenuti dello stesso, che ne impediva il buon posizionamento (non l’indicizzazione) fino a un determinato lasso temporale determinato, molto probabilmente, dal settore di appartenenza del web site e dalla competitività delle SERP.

Anche se gli effetti possono essere constatati su nuovi siti, il filtro Sandbox non esiste. Infatti, come dichiarato direttamente anche dai tecnici di Google, l’effetto è puramente algoritmico e generato dai calcoli del Trustrank (che vedremo successivamente nel dettaglio).

Infatti, è possibile posizionare nuovi siti (mai indicizzati) anche in pochi giorni (10-15) per parole chiave a bassa competitività, basta che il motore attribuisca la giusta “fiducia” al sito (naturalmente il tempo di attribuzione della “fiducia” è direttamente proporzionale alla competizione per quella keyword, il motore non può permettersi di fare errori in questi termini).

Pertanto, il mito della sandbox è da sfatare anche se effetti simili vengono generati automaticamente dagli algoritmi di Google. Discorso diverso per MSN-Live che dagli ultimi test effettuati sembra proprio abbia un filtro di durata variabile dai 30 ai 90 giorni per i siti di prima indicizzazione.

Posizione Sul Post 100%

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TO BE CONTINUED…

Eccoci arrivati alla fine di questa terza parte della mia guida completa sull’ottimizzazione sui motori di ricerca. Seguirà l’ultimo articolo per completare questo vero e proprio manuale SEO. Se desideri essere informato dei prossimi post che usciranno, ti invito a iscriverti alle NEWSLETTERS con il modulo qui sotto.

Spero che anche questo articolo ti sia stato di aiuto per iniziare a comprendere questo vasto argomento quale è il SEO. A tal proposito ti invito a condividerlo sui tuoi social network utilizzando i tasti qui sotto, e magari a scrivere un commento a riguardo. Così facendo mi saresti di grande aiuto sostenendo il Blog.

Motori Di Ricerca | Guida Seo Parte 02 – Strategie

OTTIMIZZA LE KEYWORDS

Eccoci al secondo di quattro post che compongono un vero e proprio manuale guida sull’argomento SEO. Prima di tutto, se non l’hai ancora fatto, devi leggere assolutamente il primo articolo. Anche questo post è lunghissimo ( circa 6000 parole ). Quindi ti consiglio di concentrarti bene e ti auguro una buona lettura.

Inoltre potrai scaricare questo post sotto forma di report PDF utilizzando il modulo che troverai più avanti.

Iniziamo…

Ecco prima di tutto un elenco dei principali posti dove è consigliato che una parola-chiave appaia. Al solito, non esagerare: “consigliato che appaia” non vuol dire “apparire a tutti i costi”, se l’inserimento appare forzato, meglio rinunciare, o il motore di ricerca potrebbe penalizzarti.

  • Nel titolo (tag TITLE) della pagina
  • Nei meta tag
  • Nelle intestazioni (tag H1 e simili)

Un’intestazione può contenere una o più parole-chiave inerenti l’argomento trattato dal testo ad essa seguente. Ti consiglio di produrre intestazioni brevi e i cui contenuti riassumano bene i temi della pagina o del paragrafo a cui esse fanno riferimento.

  • Nelle prime righe di testo di una pagina
  • Nei testi cliccabili (anchor text) dei link

Il testo che fa parte di un link ad un’altra pagina gioca un ruolo molto importante. Far apparire una keyword nel testo dei link aiuta a formare un’attinenza tra il termine usato e la pagina verso cui il link punta nonché, in misura minore, con la pagina su cui il link risiede.

Densità delle keyword

È necessario precisare che l’ottimizzazione di una pagina per alcune keyword consiste in qualcosa di molto, molto più complesso del semplice accertarsi della loro presenza nei punti-chiave della pagina.

È facile cadere nell’errore di credere che le buone posizioni si basino principalmente sulla quantità delle keyword ed è per tale ragione che molte delle domande più frequenti su questo argomento sono del tipo

“quante keyword devo usare al massimo…?” oppure “qual’è la lunghezza da dare a questo testo?”

Sono tutte domande che hanno per oggetto la mera quantità e che si fondano sull’errato presupposto che “molto è meglio di poco” o che esista una “lunghezza giusta” del testo, un valore assoluto da rispettare.

La realtà è che focalizzare la propria attenzione sulla quantità, ti porta a commettere errori grossolani, che vanno a penalizzarti nel lungo termine. Se una parola/keyword si sposa bene in un contesto, può avere senso usarla, altrimenti è meglio metterla temporaneamente da parte.

La banale e poco sensata ripetizione di parole chiave e’ soltanto deleteria: non mi stancherò mai di ripeterlo.

Assicurati che la densità delle keyword nel testo non superi il 10 % della pagina. Per monitorare qual’è la densità attuale delle keyword nella tua pagina, puoi usare gratuitamente diversi tool online tra cui

http://www.seochat.com/seo-tools/keyword-density/

Aggiungi sempre i sinonimi delle parole chiave. La loro presenza ti aiuterà non poco a migliorare il tuo posizionamento online.

Ottimizza le immagini

Ogni immagine può essere accompagnata da una descrizione che prende il nome di “alt text”. Assicurati che che l’alt text includa le parole chiave dove appropriato. Inoltre sempre più spesso gli utenti che cercano informazioni online, fanno riferimento a Google image.

Taggare appropriatamente le tue immagini con apposite keyword è il modo migliore per poter garantirsi un buon ranking in google images.

Ottimizza la struttura del sito

Ogni pagina importante del tuo sito web, deve linkare alle altre pagine importanti. Assicurati a questo proposito, che ogni pagina disti dalla home page al massimo 2 click.

Si tratta di un passaggio questo importantissimo in quanto più le pagine sono “nascoste” meno sono considerate rilevanti dai motori di ricerca. Aggiungi inoltre link di qualità. Linkare ad esempio ai siti più autorevoli sulla materia che stai trattando, è senza dubbio un espressione del tuo desiderio di offrire contenuto di alta qualità ai tuoi lettori.

ATTENZIONE

Un attimo di pausa per dirti che di seguito trovi il pulsante per il DOWNLOAD dell’intero articolo sotto forma di Report PDF così da poterlo leggere comodamente anche offline. Ti chiedo solamente di iscriverti al blog lasciando il tuo nome con email, così potrai ricevere direttamente informazioni utili sull’uscita dei prossimi post o altro materiale didattico e informativo. (Non ancora disponibile)

Page Rank

Nel corso del processo di indicizzazione, Google considera pesantemente l’età del sito e di conseguenza il page rank ad esso relativo.

Il Page Rank è un numero da 0 a 10 che Google assegna ad ogni pagina su Internet sulla base del numero e la qualità degli outcoming link (ossia link provenienti dall’esterno al tuo sito come quelli che abbiamo visto nell’esempio dell’anchor text).

Da quando Google rivela questo numero sulla barra degli strumenti del proprio browser, si è cominciato ad utilizzare questo dato sempre più spesso come un parametro per valutare la rilevanza assegnata da Google ad un determinato sito o pagina web. Ciò ha gradualmente portato ad un’attenzione ossessiva per il proprio page rank da parte dei webmaster, e alla vendita – a prezzi estremamente elevati – di link provenienti da siti web con page rank elevato.

Google ha in seguito smesso di fornire dati aggiornati sulla barra degli strumenti, aggiungendo un gap di 6-9 mesi (o più) di ritardo tra il Page Rank assegnato alla pagina e quello effettivamente visibile al pubblico.

Il dibattito sull’importanza del Page Rank per la strategia SEO è ancora aperto. Personalmente ritengo che il Google Page Rank non sia un elemento determinante per l’ottimizzazione nei motori di ricerca.

Alcuni siti web che hanno un Page Rank uguale a 0, e tuttavia riescono comunque ad ottenere un buon posizionamento organico. Questo grazie ad una strategia di link building ben pensata.

Ti consiglio inoltre di non considerare il page rank un fattore primario per monitorare la concorrenza. La metrica in sé infatti è inutile a meno che non se ne possa tenerne una misurazione aggiornata, cosa impossibile per i dati relativi al Page Rank.

La migliore approssimazione che si può ottenere è, come abbiamo già visto, vecchia di almeno 6-9 mesi. Se non è possibile ottenere in modo accurato e frequente nuovi dati per una metrica, questa è praticamente inutile.

Il page rank è senz’altro importante nell’ambito della strategia di link building, in quanto link da siti web con page rank elevato e decisamente più rilevante. Ma non è né l’unico né il più importante dei fattori.

Cerca semplicemente di non sopravvalutarlo!

IL LINK BUILDING

Il link building è una componente fondamentale della strategia SEO. La più importante.

I link sono infatti la chiave per un top ranking nella prima pagina dei principali motori di ricerca per le keyword selezionate. A sua volta questo traffico offre buone possibilità di convertire visitatori in clienti.

Come abbiamo visto in precedenza un buon link ha una frase/parola chiave nell’anchor text (la parte cliccabile del link).

Un buon link proviene inoltre da un sito autorevole. Ad esempio, un link dal blog di Seth Godin aiuterà ad incrementare il tuo search ranking per il termine “corso di internet marketing” molto più di un link proveniente da un blog nuovo di zecca o poco conosciuto.

Da non dimenticare, il testo di ancoraggio (anchor text) dovrà essere accuratamente selezionato e corrispondere alla generale strategia SEO della pagina. Per fare un esempio, il link “internet marketing software” dovrà condurre ad una pagina il cui title tag è “Internet Marketing Software”.

Ora che abbiamo affrontato il perché e il cosa della creazione di link, è il momento di parlare della parte più complessa e per così dire dire trascendentale del link building, ossia il come.

Creare link building non è facile e non è un processo intuitivo fino a quando non lo si mette in pratica. Va inoltre considerato che ci sono tecniche e strategie diverse che porteranno a risultati diversi.

Nelle prossime lezioni i consigli che suggerisco per creare link building e che funzionano nel 100% dei casi, previo ovviamente un’analisi e un adattamento della strategia ai singoli casi.

Usare l’anchor text per aumentare la link reputation

Si tratta certamente di un argomento che chi già conosce un po’ di SEO stava sicuramente aspettando. La ragione per cui ne parlo in dettaglio soltanto adesso, è che non assume davvero rilevanza finché non si sia elaborata una strategia per individuare le keyword e finché non si siano prese alcune decisioni su come strutturare il tuo sito web.

Ora che abbiamo analizzato questi fattori, posso svelarti un segreto: anchor text e link reputation sono le parti più importanti dell’SEO.

Certo, ottimizzare il contenuto delle tue pagine (attraverso le parole chiave) è importante ma sono le parole usate nei collegamenti ipertestuali a fare la differenza da un punto di vista di ottimizzazione nei motori di ricerca.

Facciamo un esempio per chiarire: se vogliamo aiutare il ranking della pagina A per il termine “costumi di carnevale” allora inseriremo un link che dalla pagina B si collega alla pagina A con la parola “costumi di carnevale” nel testo.

Il testo apparirà qualcosa come ”offriamo una vasta selezione di costumi di carnevale e accessori per feste” Così facendo diciamo che la pagina B ha inviato link reputation alla pagina A. In tal modo la pagina B aiuta la pagina A ad apparire più in altro nei risultati della ricerca organica per la parola chiave costumi di carnevale.

Naturalmente più la parola chiave è competitiva, maggiore sarà il numero di link che vogliamo creare. A questo stadio della nostra strategia di link building, 2 sono le tipologie di link che voglio considerare:

  •  Link nella navigazione: quelli che sono presenti all’interno del tuo sito nella parte dedicata alla navigazione. Ciò include anche i link a piè di pagina.
  •  Link contestuali: link presenti nel corpo del testo di una singola pagina del tuo sito che linkano all’interno del sito stesso (ad esempio se parliamo in una pagina di un’altra cui facciamo riferimento), ma più frequentemente all’esterno per aiutare il ranking di altri siti. Questi link sono utili al visitatore così come alla reputazione della pagina di riferimento.

Link nella navigazione

Qui la quantità di testo che puoi usare e limitata , in quanto lo spazio che hai a disposizione è a sua volta limitato.

Cerca pertanto di selezionare con attenzione i link che vuoi inserire nella barra di navigazione. Uno dei link che deve essere sempre presente in ogni pagina del tuo sito è quello che riporta alla home page.

Link contestuali

Come abbiamo già accennato, accanto ai link della navigazione, troviamo link contestuali, ossia link che riportano ad un’altra pagina con le apposite parole chiave che ci interessa appaiano nell’anchor text.

Questa tipologia di link non deve essere necessariamente rivolta all’esterno, ma può anche essere focalizzata all’interno del sito. Supponiamo ad esempio che nella tua pagina dedicata a costumi di carnevale menzioni il fatto che offri accanto ad essi anche accessori per feste. In questo caso puoi utilizzare un opportuno link che rimanda il lettore a una pagina specificamente creata per gli accessori.

Ma è tutto questo davvero importante?

Il modo migliore per avere una risposta è chiedere a wikipedia che cosa ne pensa. Wikipedia ottiene un traffico altissimo sui motori e le ragioni sono non soltanto i così detti incoming link, ma soprattutto il gioco di cross linking tra le pagine di wikipedia stesse, con anchor text altamente ottimizzati.

Con questo esempio dovrebbe essere chiaro quanto è importante il gioco di link interni ed esterni al sito web.

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Motori Di Ricerca | Guida Seo Parte 01 – Funzionamento

COSA SAPERE SUL SEO

Questo è il primo di una serie di quattro articoli che insieme formano un vero e proprio manuale guida completa sul SEO. Infatti il post è lunghissimo ( Oltre 7.000 parole ) e ricchissimo di immagini e grafici esplicativi.

Ti consiglio ti prenderti un po’ di tempo a disposizione per concentrarti e iniziare la lettura.

Se ti fa piacere, puoi anche scaricare questo post sotto forma di Report PDF. Troverai il modulo di DOWNLOAD a breve.

Iniziamo…

Sono 30 milioni gli italiani che navigano abitualmente su internet. Si tratta di un dato piuttosto interessante per comprendere il potenziale che i motori di ricerca ti offrono.
L’ 88% degli internauti italiani utilizza quotidianamente i motori di ricerca per trovare informazioni e ricercare prodotti e servizi di ogni genere. Intercettare le esigenze di questi utenti ti offre un’opportunità unica per suscitare interesse e curiosità verso il tuo sito web, e di conseguenza concludere una vendita o acquisire un nuovo cliente.

Ben il 95% degli utenti online clicca in media sui risultati organici, mentre solo il 5% sceglie gli annunci sponsorizzati. Nel nostro percorso insieme, scoprirai come ottimizzare il tuo business online sia estremamente semplice da ottimizzare e come la strategia SEO non richieda “una vita” per raggiungere i risultati sperati.

Se hai già tentato di migliorare il tuo ranking su Google senza troppo successo, sappi che ci sono passato anche io. Ho letto libri su libri, guide su guide per ritrovarmi alla fine più confuso di prima. Notavo con delusione che ogni guida conteneva una mera lista di cose da fare ma senza un ordine preciso, e soprattutto senza un sistema vincente.

Fino a quando ho avuto l’opportunità di osservare da vicino come i web marketer di successo lavorano per ottimizzare i propri siti web. Memore delle delusioni passate, ho cominciato ad analizzare la loro strategia, partecipato a seminari, individuato i punti di forza in comune e sviluppato una strategia killer per ottimizzare con successo qualunque business online. Una strategia che ho testato sul mercato con un incredibile ritorno di investimento.

In poco tempo i business seguiti da me sono passati da un profitto di 1000 Euro al mese ad un profitto di 10.000 Euro solo da traffico “gratuito”. Tutto questo con la sola implementazione del sistema SEO.

Non mi soffermerò troppo su cifre e dati statistici, non essendo questo l’intento del mio lavoro. Se non hai alcuna familiarità con l’ottimizzazione dei motori di ricerca, niente paura.

Questa guida ti offrirà una chiara e solida panoramica su che cosa si intende quando si parla di SEO, quali sono i vantaggi e quali so le strategie chiave da implementare per ottenere risultati duraturi.

Alla fine del documento, troverai un capitolo intitolato Vocabolario SEO, con una definizione di tutti i termini tecnici utilizzati nell’ambito delle strategie di ottimizzazione nei motori di ricerca. Non esitare a consultare la sezione ogni qualvolta ti sorga qualche dubbio in merito a termini o espressioni che troverai nel corso del nostro percorso insieme.

L’acronimo SEO sta per search engine optimization, appunto, ottimizzazione nei motori di ricerca. Ottimizzare il proprio sito web significa assicurarsi che venga indicizzato dai motore di ricerca e che compaia tra i risultati, in una posizione il più possibile favorevole e rilevante all’utenza.

Vantaggio principale che i motori di ricerca ti offrono è quello di raggiungere un’audience estremamente definita con un messaggio specifico.

In parole semplici, investire nel SEO fornisce un eccezionale ritorno di investimento a lungo termine.

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La strategia SEO è raccomandabile a tutte le aziende e i singoli in possesso di un business online di qualunque dimensione, che desiderano sfruttare al massimo delle possibilità il nutrito bacino d’utenza generato dai motori di ricerca, consapevoli che il posizionamento organico può offrire risultati che seppur non immediati, nel medio lungo periodo ripagheranno abbondantemente ogni investimento di tempo e denaro.

Assumere una società che svolga il lavoro per te è infatti oltre che dispendioso, piuttosto rischioso. Non solo le strategie di SEO sono estremamente sensibili alla tipologia di business (non esistono dunque strategie universali valide per tutti, che un’azienda assunta a questo scopo possa meccanicamente adottare per voi, quanto piuttosto linee guida che vanno adattate di volta in volta).

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Un attimo di pausa per dirti che di seguito trovi il pulsante per il DOWNLOAD dell’intero articolo sotto forma di Report PDF così da poterlo leggere comodamente anche offline. Ti chiedo solamente di iscriverti al blog lasciando il tuo nome con email nell’apposito modulo qui sotto, così potrai ricevere direttamente informazioni utili sull’uscita dei prossimi post o altro materiale didattico e informativo.

(DISPONIBILE A BREVE)

Il SEO richiede inoltre, per essere di successo successo, un aggiornamento e monitoraggio continui, che come per ogni altra strategia di web marketing, soltanto chi conosce ottimamente il business dall’interno, può efficacemente effettuare. Chiariamo subito una cosa. Questa guida ti farà risparmiare un sacco di tempo e denaro. Resta il fatto tuttavia che lo sviluppo di una buona strategia SEO richiede sempre un tempo proporzionato ai risultati che intendi raggiungere!

Non aspettarti di ottenere un picco di 30.000 euro in profitti solo grazie alla SEO dal giorno alla notte. Detto questo, voglio cominciare il nostro percorso insieme, ponendoti una semplice domanda.

Stai leggendo questa guida per riuscire presto ad apparire sulla prima pagina di Google?

In qualità di esperto di traffico online, so per esperienza cosa si prova a vedere il proprio sito web viaggiare in prima classe sui motori di ricerca. Tuttavia, comparire tra i primi risultati nella prima pagina di google, non porterà ad alcun vantaggio se l’audience cui ti rivolgi è poco o per nulla interessata a ciò che offri.

E’ fondamentale pertanto non pensare al SEO come ad una semplice tecnica il cui unico scopo è quello di migliorare il proprio ranking, quanto invece come strategia comprensiva per attirare traffico di qualità gratuitamente.

N.B: Assumere un consulente SEO è estremamente utile per definire un piano di SEO, per comprendere quali sono gli errori che si stanno commettendo e assicurarsi di essere sulla strada giusta. Assumere una società che si occupi interamente della tua strategia di SEO invece è il miglior presupposto al il fallimento. Ricorda: un minimo errore può spazzare via i risultati e gli sforzi realizzati in mesi, a volte anni di lavoro.

COME FUNZIONANO I MOTORI DI RICERCA

Come emerge chiaramente dal grafico di cui sopra, la maggior parte del traffico online arriva dai 3 maggiori motori di ricerca:

Google, MSN,Yahoo

I numeri sono indicativi e variano da nazione a nazione, quello che conta è la differenza fra i principali attori nell’ambito dei motori di ricerca. Questo infatti è un trend globale.

Cosa che abbiamo già detto è che se il tuo sito non viene individuato da questi motori di ricerca, e indicizzato nei loro base dati, perdi per sempre la possibilità di raggiungere internauti interessati ad acquistare esattamente ciò che offrite nel vostro sito web.

I motori di ricerca agiscono attraverso una serie di operazioni algoritmiche per fornire risultati rilevanti ogni qualvolta vengano utilizzati dagli utenti per trovare informazioni.

Eccole spiegate qui di seguito.

1. Percorrono il web (crawling)

I motori di ricerca gestiscono programmi automatici chiamati crawlers (detti anche robot o spiders), i quali utilizzano la struttura di hiperlink del web per analizzare e raccogliere le pagine e i documenti che costituiscono il world wide web.

2. Indicizzano documenti

Una volta che una pagina è stata analizzata (crawled), il suo contenuto viene indicizzato, ossia conservato in un enorme database di documenti che forma il così detto indice dei motori di ricerca.

3.Processano le queries

Quando una richiesta (query) di informazione viene sottomessa al motore di ricerca (all’incirca centinaia di migliaia di volte in un giorno), il motore di ricerca individua nell’indice il documento che meglio corrisponde alla query.

La corrispondenza deve avvenire tra la parola o frase chiave nella specifica inserita dall’utente per la sua ricerca e il testo del documento. Ad esempio, una ricerca per:

style and fashion magazine

su Google riporterà 288,000,000 risultati.

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Tuttavia la ricerca della stessa frase tra virgolette

“style and fashion magazine”

riporterà solo 168,000 risultati.

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Mentre nel primo caso Google riporta tutte le pagine che contengono i termini style, fashion e magazine, nel secondo caso soltanto i documenti che contengono esattamente la frase style and fashion magazine.

In questa guida, il motore di ricerca cui farò riferimento maggiormente è Google. Due le ragioni:

  1. La maggior parte delle strategie applicabili su Google, valgono per qualunque altro motore di ricerca
  2. Oltre il 50% delle ricerche online sono effettuate su Google, da cui la sua fama di principale e migliore risorsa di traffico online.

Altri “operatori di ricerca” (11 sono i principali per Google) possono cambiare la tipologia di risultati che un motore di ricerca considererà come corrispondenti alla query.

4. Definiscono il Ranking dei risultati

Una volta che il motore di ricerca ha determinato quale risultato corrisponde meglio alla query, chiede all’algoritmo di definire attraverso una seri di calcoli quali, tra i risultati ottenuti, è più rilevante alla query data. Il ranking viene fornito sulla pagina dei risultati dal più al meno rilevante. L’utente avrà ora a disposizione un ampio bacino di risultati tra cui scegliere. I fattori che gli algoritmi tengono i considerazione per definire quali risultati sono più o meno rilevanti alla query, sono proprio quelli che andiamo a definire nella prossima lezione.

FATTORI SEO ON-PAGE E OFF-PAGE

L’espressione ottimizzazione nei motori di ricerca descrive uninsieme di attività e tecniche finalizzate primariamente adaumentare il traffico mirato al tuo sito web attraverso i motori di ricerca (ricerca organica). Per chiarezza distribuirò questo insieme di attività in 2 grandi gruppi:

  •  gruppo di fattori on page (ossia che avvengono all’interno del sito web vero e proprio)
  •  gruppo di fattori off page (che si verificano cioè sempre online ma all’esterno del sito web).

Il grafico sotto è una versione semplificata della SEOchecklist che ho creato per te. Assicurati di scaricare la tabella e tenerla sempre a portata di mano nel corso del processo di ottimizzazione del tuo sito web.

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FATTORI SEO ON-PAGE

Struttura del sito web

Uno dei componenti base per una strategia SEO di successo parte dalle basi. Quando parlo di basi, mi riferisco alla struttura del sito web che intendi ottimizzare e parlo in particolare del livello di usabilità e accessibilità di un sito web.

Accessibilità e Usabilità di un sito

Costituiscono gli elementi critici per definire la prima impressione di un visitatore. Ricordate infatti che la prima impressione è quella che conta davvero, e si forma in meno di 7 secondi.

Proprio così! 7 secondi è l’intervallo di tempo che hai a disposizione per colpire l’attenzione di un visitatore, convincerlo a trattenersi e molto probabilmente convertirlo in un tuo cliente. Ecco dunque di seguito un’analisi dei fattori critici di cui è assolutamente indispensabile tenere conto quando parliamo di struttura di un sito web “SEO friendly”.

Accessibilità

Per poter risultare funzionale, un sito web deve essere in grado di rendere accessibile il proprio contenuto sempre e comunque. La maggior parte dei problemi legati all’accessibilità, rientrano nelle categorie qui sotto elencate ed analizzate. Occuparsi di questi fattori accuratamente salvaguarderà i tuoi visitatori da ogni tipo di difficoltà che potrebbero incontrare nel visitare il tuo sito, evitandoti la spiacevole sensazione di star perdendo prezioso traffico mirato, che non potendo accedere o navigare facilmente il vostro sito, opterà inevitabilmente per la concorrenza.

Link cliccabili

Se un link HTML è corrotto, gli utenti non riusciranno ad accedere il contenuto della pagina. Da non dimenticare inoltre, i motori di ricerca possono penalizzare il vostro sito in termini di ranking, qualora individuino la presenza di uno o più link corrotti. Non da dimenticare il fatto che una pagina inaccessibile per link errato, non riceverà molta attenzione dagli utenti.

HTML e CSS validi

I codici HTML e CSS devono corrispondere alle line guida validate da W3C guidelines (link). Trattandosi di un aspetto esclusivamente tecnico, non mi dilungherò troppo e ti consiglio di consultare il tuo webmaster per qualunque dubbio in proposito.

Funzionalità delle applicazioni

Assicuratevi che i contenuti delle pagine che desiderate vengano indicizzate dai motori di ricerca, siano direttamente accessibili tramite un hyperlink. In altre parole, se submission forms, javascripts o altre applicazioni simili bloccano l’accesso diretto alla pagina, i motori di ricerca potrebbero non riuscire ad individuarla.

Dimensioni della pagina

Perché ogni pagina del tuo sito web venga interamente indicizzata, è necessario che la dimensione di ciascuna non superi i 150 K.

Velocità del server

La performance del server è fondamentale per trattenere visitatori e migliorare il tuo SEO ranking. Investire in un buon hosting è decisamente importante. L’hosting su cui è allocato questo sito e tutti i miei siti è Siteground, decisamente il migliore.

Web Hosting

Usabilità

Rispondere a questo criterio consiste semplicemente nel rendere un sito web facilmente navigabile per gli internauti. Ecco di seguito, i fattori che ne fanno parte.

Design

La grafica e il design di un sito web rivestono un ruolo fondamentale nel determinare la facilità con cui è possibile navigare il sito. Standard come link in blu e sottolineati, barra dei menu in alto e a lato della pagina, loghi posizionati in alto a sinistra, non sono regole obbligatorie, ma caldamente consigliate essendo elementi che aiutano a facilitare la navigazione del sito da parte degli utenti.

Ciò che mi preme ricordiate è che un design di qualità spesso è più sinonimo di un’interfaccia semplice piuttosto che di una interfaccia piena di colori, immagini, tecnologia flash e quant’altro, senza contare che quest’ultima non viene tenuta in minima considerazione dai motori di ricerca, ed eventualmente rischia di aumentare il tempo di caricamento della pagina, riducendo la qualità di navigazione anche per gli utenti.

Struttura dell’informazione

L’informazione disponibile in un sito deve essere gerarchicamente chiara e intuitivamente distribuita. Una mappa del sito (site map) è sempre fortemente consigliata, non soltanto per facilitare la navigazione degli utenti (rendendo chiaro e semplice localizzare le informazioni da essi cercate) ma per aiutare l’indicizzazione del contenuto del tuo sito web da parte dei motori di ricerca.

Se utilizzi un’interfaccia di WordPress, installare una site map è semplicissimo e non richiede essere degli esperti webmaster.

PAROLE CHIAVE

Definiamo Keywords, le parole chiave singole o composte (di 2/max 5 parole) che ci aspettiamo gli utenti digitino nel box del motore di ricerca al momento della query per qualche informazione o servizio. E questo è un fattore da non sottovalutare: le keyword non rappresentano il nome del tuo servizio o prodotto, quanto invece il nome o frase che ci aspettiamo vengano digitati quando qualcuno si trova alla ricerca di quel prodotto e servizio.

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TO BE CONTINUED…

Eccoci arrivati alla fine di questa prima parte della mia guida completa sull’ottimizzazione sui motori di ricerca. Seguiranno altri 3 articoli per completare questo vero e proprio manuale SEO. Se desideri essere informato dei prossimi post che usciranno, ti invito a iscriverti alle NEWSLETTERS con il modulo qui sotto.

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